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In house, vecchi e nuovi affidamenti diretti alla verifica sostanziale per centrare i requisiti Anac

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OTT 17

La scadenza del 30 ottobre per l' iscrizione all' Anac, rappresenta per gli enti affidanti l' occasione per svolgere un check istituzionale della gestione delle proprie partecipate in house da cui desumere - a priori - la sussistenza o meno del controllo analogo.

Meglio approfittare del nuovo adempimento per un esame critico organizzativo interno ai fini di una valutazione oggettiva del «grado di governo» delle proprie controllate - sopravvissute al recente piano di razionalizzazione - a cui si è affidata direttamente la gestione di servizi e/o di attività o che riceveranno dei nuovi o che, comunque, si vedranno rinnovare quelli in scadenza. Se anche per gli affidamenti già in essere, la linea interpretativa è quella che non è necessaria l' iscrizione nell' apposito registro Anac, se non al momento del «rinnovo», per gli stessi, comunque, occorre che siano presenti attualmente tutti i requisiti sostanziali dell' in house per non vedersi revocare l' affidamento da parte dell' Authority che può esercitare i poteri di cui all' articolo211, commi 1-bis e 1- ter, del Codice dei contratti ( punto 5.7 delle Linee guida Anac n. 7 ).
L' aspetto organizzativo Il controllo analogo è soprattutto un «concetto aziendale» che, al di là di tutti gli altri presupposti «giuridici» (clausole statutarie, patti parasociali, limite di fatturato eccetera) presuppone un costante monitoraggio della partecipata da parte dell' affidante; ma per assicurarsi che ciò avvenga realmente è necessario determinare preventivamente i flussi informativi sottostanti al controllo stesso. Il controllo c' è se ci sono obiettivi preventivamente determinati dall' ente, da sottoporre a verifica durante l' esercizio di riferimento. Così come avviene per i servizi gestiti direttamente dall' ente, anche per i servizi affidati in house è necessario: un budget approvato dall' ente e di cui si abbiano riflessi nella programmazione dell' ente socio; un piano degli obiettivi pre-concordati da perseguire, di tipo quantitativo, qualitativo e di risultato economico patrimoniale; la produzione di report periodici - il cui contenuto è da condividere tra ente e società - in cui riportare sinteticamente i risultati rispetto ai valori target dei suddetti obiettivi. Tutto ciò presuppone un efficace assetto organizzativo dell' ente tale da garantire l' esercizio dei suddetti flussi.
Il ruolo di un ufficio partecipate ben organizzato - sino a ora trascurato dagli enti soci - potrà assicurare quello che oggi le nuove Linee guida Anac richiedono: la dimostrazione di un effettivo potere di indirizzo e controllo sulle in house. L' ufficio partecipate rappresenta il vero snodo di trasmissione dei flussi tra consiglio/giunta e società in house; trascurarlo e/o non potenziarlo adeguatamente - approfittando dell' adempimento de quo - potrebbe non garantire i requisiti sostanziali dell' in house. Inoltre, l' ufficio potrebbe garantire e assolvere agli adempimenti che la nuova normativa in tema di appalti e di concessioni in house richiede, ossia l' obbligo di una preventiva valutazione della congruità economica dell' offerta del soggetto in house, tenuto conto dell' oggetto e del valore della prestazione, motivando le ragioni del mancato ricorso al mercato, illustrando, inoltre, i benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché l' impiego ottimale delle risorse pubbliche.
Il rischio dell' assenza del controllo analogo Essendo l' affidamento diretto in house una eccezione al ricorso al mercato, sia il codice dei contratti sia il Tusp, richiedono un sostanziale controllo da parte dell' ente affidante tale da assimilare la gestione a una longa manus dell' amministrazione stessa. L' Authority - di propria iniziativa ovvero anche su ricorso di competitors - nel caso di assenza degli elementi del controllo e dei requisiti di cui agli articoli 5 e 192 del Codice dei contratti ovvero degli articoli 4 e 16 del Tusp, avvia un procedimento volto a dichiarare l' illegittimità degli affidamenti, sia per quelli di cui si richiede l' iscrizione nel nuovo elenco sia per quegli affidamenti in essere che gli enti hanno - nel frattempo - affidato sotto la propria responsabilità. Per gli enti affidanti è, forse, ora di correre ai ripari, anche e soprattutto da un punto di vista organizzativo, per assicurarsi - consapevolmente e nel rispetto della nuova normativa - le gestioni in house.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 12/10/2017 - autore CIRO D'ARIES E ALESSANDRO NONINI


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