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Sugli incarichi gratuiti il Consiglio di Stato va in conflitto con il Codice appalti

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OTT 17

Il codice dei contratti pubblici non consente l' affidamento di servizi a titolo gratuito, in quanto dispone specifiche condizioni per la determinazione dei valori a base d' asta a tutela della qualità della prestazione e dei lavoratori impegnati nell' appalto.

Gli elementi interpretativi a favore della gratuità delle prestazioni rese da un operatore economico evidenziati dal Consiglio di Stato, sezione V, con la sentenza n. 4614/2017 ( si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 5 ottobre ), devono essere contestualizzati e non assunti come dato di principio, in quanto il mutato quadro normativo in materia di appalti pubblici dispone oggi in tutt' altro senso. Il caso Il caso preso in esame dai giudici di Palazzo Spada riguardava un bando indetto dal Comune di Catanzaro per servizi relativi all' elaborazione dello strumento di pianificazione urbanistica generale, nel quale si assumeva a riferimento un parere della Corte dei conti, sezione controllo per la Calabria, reso con la deliberazione n. 6/2016 . Questo parere faceva tuttavia esplicito richiamo al previgente quadro normativo, definito dal Dlgs 163/2006 e dal Dpr 207/2010, nell' ambito del quale non era dettato alcun divieto espresso circa l' inammissibilità di contratti di prestazioni d' opera intellettuale a titolo gratuito, ma prevedeva solo che le tariffe fisse e minime costituissero, nell' ambito delle varie tabelle professionali, parametri di riferimento dei compensi professionali, ora non più vincolanti, ma meramente indicativi e derogabili. Il Comune aveva quindi optato per un bando nel quale il compenso era simbolicamente determinato in un euro e al quale si associava un rilevante rimborso spese (250.000 euro). Il nuovo codice appalti Il Dlgs 50/2016, anche in forza delle integrazioni apportate dal correttivo (Dlgs 56/2017), delinea per tali servizi un quadro completamente diverso dalle norme previgenti, che rende impossibile la replica del percorso considerato dal Consiglio di Stato. Anzitutto l' articolo 25 definisce al comma 8 il sistema delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni e delle attività per i servizi di ingegneria e di architettura (nei quali rientrano quelli per la pianificazione urbanistica), stabilendo che essi sono utilizzati dalle stazioni appaltanti quale criterio o base di riferimento ai fini dell' individuazione dell' importo a porre a base di gara dell' affidamento. Le tabelle sono state definite dal Dm 17 giugno 2016, pertanto (come peraltro rilevato dalle Linee-guida Anac n. 1/2016 ) le stazioni appaltanti devono porre il corrispettivo definito con il sistema di calcolo individuato dallo stesso decreto come valore a base di gara. Un compenso simbolico determinato senza considerare il sistema di riferimento risulterebbe pertanto in violazione delle norme del codice e del correlato decreto ministeriale, potendo pertanto essere oggetto di ricorso da parte di operatori potenzialmente interessati a prendere parte alla gara. I punti deboli della decisione del Consiglio di Stato La valutazione espressa dal Consiglio di Stato sulle possibili utilità immateriali conseguibili dall' affidatario del servizio «gratuito» al pari di quanto realizzabile come vantaggio di immagine in un contratto di sponsorizzazione si scontra ora con quanto stabilito dal comma 8-ter dell' articolo 25 del codice, il quale prevede che nei contratti aventi a oggetto servizi di ingegneria e architettura la stazione appaltante non può prevedere quale corrispettivo forme di sponsorizzazione o di rimborso. Peraltro, il richiamo al principio comunitario di trasparenza obbligherebbe la stazione appaltante che intendesse soddisfare la prestazione dell' appaltatore con utilità immateriali l' esatta individuazione delle stesse negli atti di gara, poiché una generica prospettiva in tal senso non assicurerebbe la completezza delle regole. Risulta tuttavia evidente come per un' amministrazione sia molto difficile individuare tali elementi, in quanto non riconducibili alla propria disponibilità. Qualora si riportasse il dato elaborato dal Consiglio di Stato ad altre tipologie di appalti di servizi intellettuali, per i quali i valori medi sono definiti dal mercato, le stazioni appaltanti sconterebbero proprio il confronto con le dinamiche di mercato, rischiando di non rinvenire operatori economici disponibili a rendere prestazioni a titolo gratuito quando invece diversamente remunerate nei rapporti con committenti privati. L' applicazione della gratuità delle prestazioni non è immaginabile nemmeno per gli appalti per servizi non di tipo intellettuale, in quanto il compenso simbolico confliggerebbe immediatamente con l' obbligo che ogni stazione appaltante ha in ordine alla definizione della base d' asta nel rispetto dei costi della manodopera (previsto dall' articolo 23, comma 16 del codice dei contratti pubblici). 

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 11/10/2017


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