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Più spazio al massimo ribasso

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APR 17

Raddoppia da uno a due milioni la soglia per assegnare i lavori pubblici al massimo ribasso.

È questa la soluzione che il decreto correttivo della riforma appalti propone nel tentativo di accorciare i tempi di aggiudicazione delle opere pubbliche di taglia medio-piccola e dare così la scossa a un mercato in sofferenza, nonostante l' aumento delle somme stanziate per gli investimenti. La misura è una delle novità di maggior rilievo tra quelle inserite in corso di esame al testo del provvedimento approvato in via definitiva giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e inviato alla firma del Capo dello Stato. La sollecitazione ad aumentare la soglia per il massimo ribasso in modo da semplificare le gare è partita da Comuni (parere espresso in Conferenza unificata) e costruttori.
La soluzione uscita dal Consiglio dei ministri accoglie l' invito, ponendo due condizioni. La prima è che il massimo ribasso venga utilizzato nelle «procedure ordinarie». Dunque solo nelle gare vere e proprie, escludendo le procedure negoziate che le Pa adottano di solito per appaltare i lavori di minore importo (fino a un milione). La seconda condizione è che a base di gara venga messo un progetto esecutivo, senza margini di intervento dei costruttori sulla progettazione delle opere. Due paletti evidentemente immaginati a garanzia della qualità degli interventi che però rischiano di depotenziare l' impatto della misura. Da una parte, infatti, per le gare fino a un milione le Pa tendono a preferire la formula semplificata della procedura negoziata. Dall' altra bisogna tenere conto che per le opere di manutenzione - le più ricorrenti in queste fasce di importo - il correttivo rende possibile l' appalto su progetto definitivo invece che esecutivo, facilitando di molto la vita alle Pa che possono così tornare a delegare una quota di progettazione alle imprese.
Per limitare il rischio di «combine» le Pa potranno utilizzare il «metodo anti-turbativa»: il sistema che permette di escludere in modo automatico le offerte con i ribassi più elevati utilizzando un algoritmo sorteggiato in gara. Oltre alle novità sul massimo ribasso, il testo uscito da Palazzo Chigi riporta molte altre modifiche sostanziali rispetto a quello di entrata. È saltata anzitutto la riserva del 50% dei posti alle Pmi locali nelle procedure negoziate. A favore della concorrenza aumenta il numero delle imprese da invitare alle procedure negoziate. Negli appalti sotto i 150mila euro si passa da 5 a 10 inviti. Tra 150mila euro e un milione a 15 inviti. Appalti, incarichi e consulenze fino a 40mila euro perdono invece il paletto a presidio della trasparenza previsto dalle recenti linee guida approvate dall' Anac di Raffaele Cantone. Per garantire un minimo di concorrenza l' Anticorruzione aveva "suggerito" di chiedere almeno due preventivi prima di assegnare gli incarichi, che in questa fascia di importo sono attribuibili in via fiduciaria dai dirigenti delle Pa.
Come richiesto da Comuni e Regioni ,il correttivo archivia la proposta di Cantone e cancella anche l' obbligo di motivare la scelta dell' affidamento diretto. Con l' ultima versione del decreto l' Anac perde anche il riferimento all' autonomia organizzativa e il potere di raccomandazione vincolante nei confronti delle amministrazioni. Novità di rilievo arrivano per le opere finanziate con capitali privati. Oltre all' aumento (da 30% al 49%) del tetto al contributo pubblico le operazioni di partenariato incassano l' eliminazione dell' obbligo di chiudere il contratto di finanziamento con le banche («closing») entro 12 mesi. Sui subappalti resta il limite del 30% calcolato sull' intero valore delle opere, ma viene cancellata la facoltà per le Pa di decidere gara per gara se autorizzare o meno i subaffidamenti.

 

A cura de Il Sole 24 Ore del 19/04/2017 pag. 14 - autore Mauro Salerno


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