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Obbligo per il Comune di aderire alla convenzione stipulata dal soggetto aggregatore regionale

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GIU 19

Se il soggetto aggregatore ovvero la centrale di committenza regionale ha stipulato una convenzione, la pubblica amministrazione non può avviare una autonoma procedura di gara soprattutto se non esprime una adeguata motivazione. Ad affermarlo è il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4190/2019

La vicenda La ricorrente, affidataria dell' accordo quadro stipulato con il soggetto aggregatore regionale per la fornitura di «servizi integrati di vigilanza armata, portierato e altri servizi» e del «servizio di vigilanza passiva (con portierato e accoglienza)», ha impugnato gli atti relativi al procedimento di gara «autonomo» avviato dal Comune. Secondo il ricorrente, le motivazioni adotte dalla stazione appaltante dovevano ritenersi inadeguate e generiche, in particolare il riferimento per giustificare l' appalto autonomo «ai propri specifici bisogni» e per mantenere la «stabilità occupazionale del personale impiegato negli appalti» come «da apposito protocollo d' intesa sottoscritto con le organizzazioni sindacali». Queste motivazioni, a detta dell' appaltatore, non potevano essere ritenute sufficienti a fondare la deroga all' obbligo della pubblica amministrazione, in relazione a un certo tipo di prestazioni (come da Dpcm 24 dicembre 2015, pur non citato in sentenza) e, nel caso, di specie relativamente all' appalto del servizio «di presidio e ricevimento del pubblico» (ritenuto riconducibile all' oggetto della convenzione).

La sentenza Palazzo Spada ha accolto le censure in quanto, in presenza di una convenzione stipulata con accordo quadro bandita dalla centrale unica regionale per servizi sostanzialmente analoghi a quelli di specie, non è emersa dagli atti del procedimento «una motivazione sufficientemente idonea a costituire il presupposto dell' esercizio del potere di indizione di una gara autonoma, ai sensi dell' articolo 1, comma 510, della legge 208/2015». Nelle determinazioni del procedimento, non sono state evidenziate «le ragioni per le quali il servizio oggetto di convenzione non sarebbe» risultato idoneo al soddisfacimento dello specifico fabbisogno dell' amministrazione per mancanza di caratteristiche essenziali.

È parsa inadeguata e generica, in particolare, la stessa motivazione adotta circa la necessità di applicare la clausola sociale per l' assorbimento, con mantenimento delle stesse condizioni economiche, del personale già operante nel servizio. In realtà, come si legge in sentenza, l' applicazione della convenzione, «e in particolare l' articolo 12 della stessa», avrebbe comunque consentito l' assorbimento del personale precedentemente impegnato nel servizio, «senza che vi fosse la necessità di ricorrere a nuove assunzioni».

La decisione di non aderire alla convenzione non è quindi apparsa supportata da adeguati richiami idonei a superare i vincoli imposti dall' articolo 9, comma 3 del decreto-legge 66/2014, convertito con modificazioni dalla legge 89/2014, e del successivo Dpcm del 24 dicembre del 2015. Disposizioni che impongono l' obbligo per la pubblica amministrazione (e in certi casi anche per i Comuni), per alcuni tipi di prestazioni, di aderire alle convenzioni stipulate dal soggetto aggregatore regionale. A esempio, nel caso dei serivzi di guardiania e vigilanza armata l' obbligo di adesione, si ripete, anche per i Comuni, insiste nel caso di appalto per importi pari o superiori, come nel caso di specie, ai 40mila euro.

a cura di "Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore)" - Autore Stefano Usai


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