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Clausola escludente del bando di gara e chiarimenti postumi: 30 giorni per l'impugnazione

Clausola escludente del bando di gara e chiarimenti postumi: 30 giorni per l'impugnazione
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GIU 19

Il termine decadenziale di trenta giorni previsto dall'articolo 120, comma 5, c.p.a., si applica a tutti gli «atti della procedura di affidamento», ivi inclusi i chiarimenti resi dalla stazione appaltante, laddove essi costituiscano addirittura una vera e propria rettifica del contenuto degli atti di gara. È quanto ha chiarito il Consiglio di Stato con la sentenza dell’11 giugno 2019 n. 3914.

Il fatto 
Per quanto qui di interesse, l’appellante eccepiva diverse censure al ragionamento giuridico del Giudice di prime cure; in particolare, parte ricorrente lamentava il fatto che:
- il dies a quo dell’impugnazione doveva essere fatto decorrere dal giorno di pubblicazione del disciplinare di gara e non dalla pubblicazione del chiarimento reso dalla stazione appaltante sul quesito che le era stato rivolto (ciò in quanto «la clausola era chiara nel prevedere un divieto di frazionamento […] del requisito di partecipazione richiesto»); 
- l’impugnazione sarebbe comunque dovuta proporsi nel termine di trenta giorni e non di sessanta per espressa previsione dell’art. 120 c.p.a.
 
La decisione
Il Consiglio di Stato, nell’accogliere l’appello, ha preliminarmente evidenziato come il termine di impugnazione debba decorrere «dalla pubblicazione del chiarimento reso dalla stazione appaltante». Ed infatti, secondo i Giudici di Palazzo Spada, sebbene i chiarimenti forniti in corso di procedura ad evidenza pubblica non possano modificare il contenuto degli atti di gara, il chiarimento reso dalla stazione appaltante – nel caso in esame – «ha comportato una vera e propria rettifica del disciplinare per la correzione di un errore nel quale era incorsa la stazione appaltante nella sua redazione»; errore che «impediva la piena comprensione degli oneri posti a carico delle imprese partecipanti quanto alla dichiarazione e alla dimostrazione del requisito di partecipazione». Pertanto, la ‘piena conoscenza’ – necessaria ai fini dell’impugnazione – del requisito de qua da parte degli operatori economici si è realizzata solo a seguito della rettifica apportata dalla stazione appaltante. 
Il Giudice di seconde cure, poi, si è soffermato sull’entità del termine di impugnazione. Il Consiglio di Stato, in particolare, ha richiamato quanto testualmente stabilito dall’art. 120, comma 5, c.p.a. che dispone che «per l’impugnazione degli atti di cui al presente articolo il ricorso, principale o incidentale e i motivi aggiunti, anche avverso atti diversi da quelli già impugnati, devono essere proposti nel termine di trenta giorni decorrente, per il ricorso principale e per i motivi aggiunti, dalla ricezione della comunicazione di cui all’articolo 79 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o, per i bandi e gli avvisi con cui si indice una gara, autonomamente lesivi, dalla pubblicazione di cui all’articolo 66, comma 8, dello stesso decreto; ovvero, in ogni altro caso, dalla conoscenza dell’atto». Secondo il supremo Collegio, in buona sostanza, il rinvio agli «atti di cui al presente articolo» va inteso come riferito agli «atti delle procedure di affidamento, ivi comprese le procedure di affidamento di incarichi e concorsi di progettazione e di attività tecnico – amministrative ad esse connesse, relativi a pubblici lavori, servizi o forniture», di cui al primo comma del medesimo articolo 120 c.p.a.
 
Conclusioni
Alla luce della suddetta interpretazione, dunque, i chiarimenti resi dalla stazione appaltante rientrerebbero nel novero degli ‘atti della procedura di affidamento’ e, in quanto tali, «vanno impugnati nel termine di trenta giorni previsto dall’articolo 120, comma 5, prima parte». 
Poiché nel caso di specie, inoltre, i chiarimenti costituivano una vera e propria rettifica del contenuto degli atti di gara, il Consiglio di Stato ha altresì specificato che «il termine di impugnazione andrebbe, più propriamente, individuato in quello previsto dalla seconda parte dell’articolo 120, comma 5, citato per l’impugnazione del bando di gara».

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 25/06/2019 – autore Gianluigi Delle Cave


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