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Riforma del codice secondo la Ue

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08
MAR 19

Un nuovo codice degli appalti, snello, semplice, chiaro, che si differenzi il meno possibile dalle direttive europee, suddiviso per materie, con il ripristino del regolamento e l' abolizione di ogni provvedimento attuativo, linee guida Anac incluse e che tenga conto della massima tutela degli operatori economici sia sul fronte degli adempimenti burocratici, da ridurre al minimo, sia per la certezza dei pagamenti; prevista una procedura accelerata per i pareri sul decreto delegato che dovrà essere varato entro un anno (entro due anni il regolamento).

Va in questo senso la nuova delega varata la scorsa settimana dal consiglio dei ministri per la riforma del codice dei contratti pubblici che, insieme all' annunciato decreto Sblocca cantieri, nelle intenzioni del governo dovrebbe riorganizzare il quadro normativo assicurando certezza di regole, rilancio degli investimenti e, soprattutto, maggiore capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni. La delega si presenta con diversi elementi di novità rispetto all' articolo 12 del disegno di legge sulle Semplificazioni che era stato approvato a metà dicembre 2018 e che adesso assurge a dignità di autonomo disegno di legge (di cui si attende la presentazione alle Camere). In primo luogo, viene delineata una procedura più rapida per l' acquisizione dei pareri sul decreto delegato (che poi sarà il codice dei contratti): ad esempio i pareri della Conferenza unificata, del Consiglio di stato e dell' Anac, dovranno esprimersi in 45 giorni ma dopo questo termine «il governo può comunque procedere». Trattandosi di pareri non vincolanti il governo potrà non tenere conto dei pareri ma dovrà comunque rispondere «con le proprie osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione». La nuova delega, che comunque conferma i nove criteri direttivi già previsti nella versione di dicembre, introduce come altri elementi di novità riferimenti in ordine alla necessità di «promuovere lo sviluppo di forme di acquisto di beni, servizi e lavori gestite attraverso i sistemi informatici di negoziazione» messi a disposizione da Consip e richiama il cosiddetto divieto di gold plating già contenuto nella delega del 2016 ma non del tutto rispettato nel decreto 50 che adesso compare anche se in misura graduata: «Eliminare i livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti per l' adeguamento alla normativa europea, salvo che la loro perdurante necessità sia motivata dall' analisi di impatto della regolamentazione (Air) dei relativi decreti legislativi». Nuovi criteri di delega attengono poi al rapporto fra stazione appaltante e operatori economici: si va dalla necessità di «rendere facilmente conoscibili e accessibili le informazioni, i dati da fornire e la relativa modulistica», alla assicurazione di «uniformità delle modalità di presentazione delle comunicazioni, delle dichiarazioni e delle istanze degli interessati». Più in generale, si fa riferimento anche all' armonizzazione e semplificazioni dei controlli affinché rechino «il minore intralcio possibile alla normale attività di imprese e professionisti». Non solo: occorrerà evitare di «reiterare controlli finalizzati alla verifica di obblighi identici o equivalenti» e prevedere «controlli differenziati in base alle tipologie di attività svolte». Si dovranno poi introdurre norme per il «monitoraggio e il controllo telematico a consuntivo del rispetto dei tempi di conclusione dei procedimenti amministrativi» e «favorire la tempestività dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni».

A cura di Italia Oggi pag.39 del 08/03/2019 – autore ANDREA MASCOLINI


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