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Corte Ue, legittimo il rito super-accellerato sulle ammissioni alla gara

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FEB 19

Con l' ordinanza del 14 febbraio 2019, causa C-54/18 , la Corte di giustizia europea pone fine alla questione della compatibilità dell' articolo 120, comma 2-bis del codice del processo amministrativo rispetto alle direttive Ue sugli appalti e alla direttiva ricorsi.

Il caso Al termine di una procedura, la seconda classificata aveva proposto ricorso al Tar contro l' aggiudicazione per la mancata esclusione dell' aggiudicataria per carenza dei requisiti di partecipazione. Si erano costituiti la stazione appaltante e l' aggiudicataria eccependo l' irricevibilità del ricorso perché promosso in violazione dell' articolo 120, comma 2-bis del cpa, che obbligava la ricorrente a impugnare, entro 30 giorni dalla comunicazione, il provvedimento di ammissione/esclusione dei concorrenti. Il Tar Piemonte aveva sollevato la questione alla Corte di giustizia, specificando che il rito "superaccellerato" impone al ricorrente il costoso onere di impugnare - talvolta al buio - il provvedimento di ammissione/esclusione dalla procedura, senza la piena consapevolezza dell' interesse all' azione. La decisione Con l' ordinanza depositata il 14 febbraio 2018, la Corte di giustizia Ue ha dichiarato la compatibilità con il diritto eurounitario della norma nella parte in cui stabilisce il termine di 30 giorni, decorrenti dalla comunicazione motivata della stazione appaltante, spirati i quali non è più possibile promuovere ricorso sul provvedimento di ammissione/esclusione dalla procedura di gara. La Corte ha rilevato infatti che la realizzazione degli obiettivi della direttiva 89/665 (direttiva ricorsi) «sarebbe compromessa se ai candidati e agli offerenti fosse consentito far valere, in qualsiasi momento del procedimento di aggiudicazione, infrazioni alle norme di aggiudicazione degli appalti, obbligando l' amministrazione a ricominciare l' intero procedimento». Il Giudice europeo ha sottolineato, inoltre, che «ricorsi efficaci contro le violazioni delle disposizioni in materia di appalti pubblici possono essere garantiti solo quando i termini imposti per proporli inizino a decorrere dalla data in cui il ricorrente abbia avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza della presunta violazione». Spetta pertanto al giudice del rinvio verificare se la ricorrente sia venuta (o sarebbe potuta venire) a conoscenza, dalla comunicazione della stazione appaltante dei motivi di illegittimità del provvedimento di ammissione/esclusione, e se essa sia stata quindi messa nelle condizioni di proporre un ricorso entro il termine di 30 giorni. Sulla base di queste considerazioni la Corte di giustizia Ue ha affermato che il diritto comunitario non osta a una normativa nazionale, come quella prevista dall' articolo 120, comma 2-bis del codice del processo amministrativo, che prevede che i ricorsi contro i provvedimenti di ammissione/esclusione dalla procedura di gara debbano essere proposti, a pena decadenza, entro 30 giorni a decorrere dalla loro comunicazione agli interessati; a condizione che i provvedimenti siano accompagnati da una relazione dei motivi pertinenti tale da garantire che gli interessati siano venuti o avrebbero potuto venire a conoscenza della violazione del diritto dell' Unione dagli stessi lamentata. 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 21/02/2019 – autore ALESSANDRO RUSSO


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