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Rinviate le modifiche al codice

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01
FEB 19

Nel decreto-legge sulle semplificazioni, nulla di fatto per le modifiche al codice dei contratti pubblici; rimane soltanto la norma del decreto sugli illeciti professionali; sventato il caos sulle parcelle; rinviate le modifiche contenute negli emendamenti della maggioranza presentati in commissione che potrebbero finire in un disegno di legge con corsia preferenziale.

È questo il quadro di insieme che si trae dai lavori parlamentari di queste ultime settimane sul decreto-legge semplificazioni (135/2018), approvato martedì sera al senato in prima lettura, che rappresenta sostanzialmente un nulla di fatto in tema di riforma del codice appalti. L' unica modifica rimasta in piedi è infatti quella relativa all' articolo 80 del codice in tema di grave illecito professionale.

L' articolo 5, che si applica alle procedure i cui bandi sono stati pubblicati dopo il 15 dicembre, modifica la lettera c dell' articolo 80 dell' attuale codice dei contratti articolandola in tre parti (lettere c, c-bis e c-ter). Le novità rispetto al testo attuale riguardano innanzitutto il fatto che è in capo alla stazione appaltante dimostrare «con mezzi adeguati» che i comportamenti contestati in precedenza all' impresa la rendono inaffidabile per l' esecuzione del contratto da affidare.

In secondo luogo, potrà essere escluso dalla gara chi abbia fornito informazioni fuorvianti o abbia tentato di influenzare a proprio vantaggio le decisioni della commissione giudicatrice. Inoltre, potrà essere escluso dalla gara anche il soggetto (professionista o impresa) che in un precedente appalto abbia causato la risoluzione per inadempimento o abbia portato a una condanna di risarcimento danni, ma, ed è qui la novità maggiore, la risoluzione del contratto non deve più essere «non contestata in giudizio o confermata all' esito del giudizio». Pertanto la stazione appaltante potrà automaticamente escludere ma deve motivare l' esclusione «con riferimento al tempo trascorso dalla violazione e alla gravità della stessa».

Se questa è l' unica modifica al codice appalti prevista nel decreto-legge ciò è stato dovuto alla scelta di una settimana fa della maggioranza di ritirare tutti gli emendamenti all' articolo 5 del provvedimento perché l' intenzione di governo e maggioranza era «di procedere con una legge delega sul codice degli appalti». Così, aveva affermato il capogruppo del M5s in senato, Stefano Patuanelli che in quella sede propose di «lavorare immediatamente per iniziare a proporre un disegno di legge di iniziativa parlamentare che abbia disposizioni urgenti in attesa della legge delega» anche con l' Anac.

Quindi, tabula rasa sulle modifiche che incidevano, fra le altre cose, sulle soglie per le procedure negoziate, sul subappalto (eliminazione della terna), sull' appalto integrato per le manutenzioni. Era rimasto in piedi soltanto un emendamento che incideva sui compensi per il coordinamento in fase di esecuzione, ma che creava a sua volta un problema non da poco perché avrebbe reso facoltativo (oggi è obbligatorio) l' utilizzo del cosiddetto «decreto parametri», provvedimento che serve a calcolare l' importo a base di gara per gli affidamenti di servizi tecnici.

Un pasticcio giuridico che sarebbe stato corretto in aula. Ma il problema è stato risolto direttamente alla vigilia del voto in aula quando degli 85 emendamenti approvati in commissione ne sono stati tagliati 62, fra cui quello «pasticciato» che aveva scatenato le ire delle settore delle professioni. Una «tagliola» auspicata dal Quirinale per un decreto che era divenuto «omnibus», che ha tolto le castagne dal fuoco a chi sbadatamente aveva votato una norma boomerang.

A cura di Italia Oggi pag.39 del 01/02/2019 – autore ANDREA MASCOLINI


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