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Codice, norme da rifare su elenchi degli operatori

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GEN 19

La disciplina del codice dei contratti pubblici sugli elenchi ufficiali degli operatori economici va riscritta perché ambigua e poco chiara.

È quanto ha chiesto l' Autorità nazionale anticorruzione (Anac) a governo e parlamento con l' atto di segnalazione n. 2 del 9 gennaio 2019 concernente la disciplina di cui all' art. 90 del Codice in materia di elenchi ufficiali di operatori economici . L' art. 90 del Codice, che non riguarda gli altri elenchi predisposti al fine di selezionare gli operatori a cui affidare gli appalti di servizi e forniture di valore inferiore alle soglie comunitarie, ai sensi dell' art. 36 del Codice, ha lo scopo di assicurare livelli minimi di affidabilità dell' aggiudicatario dell' appalto, semplificando la fase di verifica dei requisiti.

Rispetto al contenuto della disciplina del 2006 (art. 45) l' Anac ha fatto notare come la nuova disposizione abbia un ambito di applicazione oggettivo ben più ampio della precedente riferendosi agli elenchi ufficiali di imprenditori, fornitori o prestatori di servizi, mentre l' art. 45 riguardava solo quelli di prestatori di servizi e forniture, il che determina una sovrapposizione con il sistema della qualificazione Soa per i lavori e quindi con l' attuale articolo 84 del decreto 50.

L' attestazione Soa per gli appalti di lavori pari o superiori a 150 mila euro è, infatti, requisito necessario e sufficiente per l' esecuzione dei lavori, mentre gli elenchi ufficiali di cui all' art. 90 sono concepiti come strumenti facoltativi di sola semplificazione probatoria. L' Anac ha segnalato quindi che la disciplina europea della direttiva Ue è stata recepita «senza una ponderata valutazione delle peculiarità del sistema italiano di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici». Nella segnalazione, si rileva, inoltre, che l' art. 90 del Codice, a differenza del previgente art. 45 (che si riferiva ai soli requisiti generali), non pone limiti alla portata della presunzione di idoneità alla prestazione dell' operatore economico iscritto nell' elenco e non chiarisce se gli elenchi debbano essere istituiti e tenuti dalle singole amministrazioni, analogamente a quanto accade nei settori speciali, e se la loro validità risulti circoscritta gli appalti indetti dalle stesse amministrazioni o, invece, rivesta carattere nazionale.

L' articolo 90 non specifica, nota sempre l' Anac, le modalità di istituzione e di articolazione degli elenchi, non è stabilito il significato dell' espressione «elenchi ufficiali», né i soggetti competenti ad istituirli. Infine, non si ritrova nella nuova norma alcun riferimento alla certificazione degli elenchi da parte dell' Anac e su questo l' Autorità si chiede per quale ragioni il legislatore abbia previsto l' obbligo di pubblicare gli elenchi non solo sul profilo di committente ma anche sul casellario informatico dell' Anac. Un obbligo che per l' Anac «finisce per perdere il significato che originariamente aveva, atteso il mutato contesto normativo» e di cui segnala l' esigenza di una sua soppressione, unitamente ad una riscrittura dell' intero articolo 90, anche per la difformità rispetto all' articolo 64 della Direttiva 2014/24/Ue che, fra le altre cose, demanda agli Stati e non alle singole stazioni appaltanti l' istituzione degli elenchi.

A cura di Italia Oggi pag.38 del 25/01/2019


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