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Nodo gare sui servizi delle società dismesse

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OTT 18

In periodo di dismissioni diventa rilevante il tema della continuità o meno degli affidamenti delle società che vengono cedute, perché il loro valore è ovviamente dipendente da questa variabile. Il decreto legislativo 175/2016, all' articolo 16, comma 1, si preoccupa in realtà dei nuovi affidamenti, che in via diretta possono riguardare solo le società in house, e non del mantenimento di quelli in corso.

Dunque? In realtà il Testo unico formula una scelta, anche se la realizza limitandosi a ricordare norme già esistenti: in sintesi, il mantenimento, o il nuovo affidamento, è possibile solo in caso di cessione delle quote con procedura competitiva.
Il Testo unico interviene anzitutto all' articolo 27, comma 2-bis, dove si precisa che «resta fermo» il comma (articolo 3-bis, comma 2-bis del Dl 138/2011) che consente all' acquirente succeduto «al concessionario iniziale, in via universale o parziale, a seguito di operazioni societarie effettuate con procedure trasparenti, comprese fusioni o acquisizioni, fermo restando il rispetto dei criteri qualitativi stabiliti inizialmente, prosegue nella gestione dei servizi fino alle scadenze previste».
Di più, «In tale ipotesi, anche su istanza motivata del gestore, il soggetto competente accerta la persistenza dei criteri qualitativi e la permanenza delle condizioni di equilibrio economico-finanziario al fine di procedere, ove necessario, alla loro rideterminazione, anche tramite l' aggiornamento del termine di scadenza di tutte o di alcune delle concessioni in essere, previa verifica ai sensi dell' articolo 143, comma 8, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, effettuata dall' Autorità di regolazione competente, ove istituita, da effettuare anche con riferimento al programma degli interventi definito a livello di ambito territoriale ottimale sulla base della normativa e della regolazione di settore».
Una norma quindi estremamente propensa a favorire questo genere di operazioni. Il titolo del comma, però, relativo agli Ato pare riservare questo trattamento benevolo ai soli servizi a rete, che sono organizzati in ambiti territoriali o, in una lettura estensiva, alle società di servizi pubblici locali. Questa norma, comunque la si voglia interpretare, niente stabilisce per i servizi strumentali, per i quali però l' affidamento è indispensabile, essendo aziende a cui, prima del Dlgs 175/2016, erano imposti vincoli di esclusività molto stringenti.
Questo giustifica la scelta del Testo Unico, all' articolo 20, comma 6, di rendere permanente, collocandolo nell' ambito della revisione periodica, la norma (comma 568-bis della legge 147/2013) in cui si prevede che in caso di «alienazione, a condizione che questa avvenga con procedura a evidenza pubblica deliberata non oltre dodici mesi ovvero sia in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, delle partecipazioni detenute alla data di entrata in vigore della presente disposizione e alla contestuale assegnazione del servizio per cinque anni a decorrere dal 1° gennaio 2014». La norma richiede però per la sua applicazione uno sforzo interpretativo, che la affranchi dai termini proposti, ormai inapplicabili. È chiaro, infatti, che questi termini oggi non hanno più senso e che la disposizione debba intendersi nel senso che, se la cessione è prevista nel piano di razionalizzazione, all' acquirente potrà essere affidato, contestualmente alla cessione, un affidamento del servizio, a condizioni date, per cinque anni.

 

A cura di Il Sole 24 Ore del 22/10/2018 - autore Stefano Pozzoli


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