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Appalti pubblici con e-fattura

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SET 18

Partirà il 18 aprile 2019 l' obbligo di fattura elettronica europea negli appalti pubblici.

Chi opera con lo Stato, le autorità regionali o locali e gli altri organismi di diritto pubblico da esse costituiti dovrà elaborare e trasmettere i documenti fiscali in formato conforme allo standard Ue. Un anno in più di tempo per le amministrazioni aggiudicatrici sub-centrali: per le p.a. che non sono autorità governative centrali gli obblighi di e-fattura scatteranno dal 18 aprile 2020. Restano esclusi dalla portata operativa della nuova disciplina i contratti di appalto dichiarati segreti o che devono essere accompagnati da speciali misure di sicurezza. È quanto stabilisce lo schema di dlgs che recepisce la direttiva 2014/55/Ue, ieri all' esame preliminare del consiglio dei ministri. La direttiva prevede che gli stati membri devono adottare entro il 27 novembre 2018 i provvedimenti legislativi e amministrativi per trasporre negli ordinamenti nazionali l' obbligo per le p.a. di accettare e gestire negli appalti solo fatture elettroniche conformi agli standard definiti dalla norma europea. In termini tecnici, il riferimento è a un modello semantico comune e a due sintassi utilizzabili, la Cross Industry Invoice Xml dell' Un/Cefact e la Ubl (Iso/Iec 19845:2015). Semplificando, il contenuto informativo è del tutto equivalente a quello già in uso a livello nazionale con il formato FatturaPA, ma cambia la modalità di rappresentazione. Di fatto la novità si basa sugli stessi principi che ha portato il legislatore italiano a introdurre la fatturazione elettronica, prima solo nei confronti della p.a. e poi, dal 2019, anche nelle operazioni tra privati: contrasto all' evasione, stimolo della compliance, minori costi, dematerializzazione delle procedure per le imprese. Sebbene la direttiva consenta alcuni margini di discrezionalità ai paesi membri, il governo ha deciso di non introdurre alcuna soglia di importo delle fatture, ritenendo che le nuove norme debbano applicarsi indistintamente a tutti i documenti fiscali diretti alle p.a.. La scelta, spiega la relazione illustrativa al provvedimento, è volta a garantire uniformità di gestione di tutte le e-fatture. Viceversa, per i contratti sopra soglia risulterebbe possibile utilizzare tanto il formato nazionale FatturaPA quanto i formati europei, mentre per i contratti sotto soglia solo quelli nazionali, con conseguenti complicazioni amministrative e gestionali (e quindi maggiori costi). L' articolo 3 dello schema di dlgs voluto dal ministro per gli affari esteri Enzo Moavero Milanesi rimanda a un provvedimento dell' Agenzia delle entrate la definizione delle regole tecniche relative alla gestione delle fatture elettroniche conformi allo standard Ue. Tra le quali la Core invoice usage specification (Cius) per il contesto nazionale italiano, alle quali le fatture «all' europea» dovranno essere allineate. Ad ogni modo, sempre nell' ottica di agevolare gli operatori economici, l' esecutivo ritiene che le fatture dovranno viaggiare attraverso il SdI, il sistema di interscambio già utilizzato per la trasmissione delle fatture dirette alla p.a.. In tale ottica, tuttavia, l' infrastruttura telematica dovrà essere aggiornata e arricchita con la funzione di traduzione delle fatture elettroniche compatibili con i formati europei. Restano invariate le procedure di ricezione delle fatture e di inoltro delle stesse ai cessionari/committenti (regole che variano a seconda che la controparte sia essa stessa una p.a. oppure un privato). Alla luce di ciò, evidenziano i tecnici di palazzo Chigi, «si ritiene che i soggetti non pubbliche amministrazioni che rivestono ruolo di stazioni appaltanti debbano essere censiti in iPA, con un attributo che, alla stregua dei gestori dei pubblici servizi, li distingua dai soggetti p.a.».

 

A cura di Italia Oggi del 28/09/2018 - autore CRISTINA BARTELLI E VALERIO STROPPA


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