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Codice appalti tra ritardi di una difficile attuazione e richieste di revisione strutturale

Codice appalti tra ritardi di una difficile attuazione e richieste di revisione strutturale
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27
SET 18

Nel corso dell' estate si sono intensificate le richieste di revisione del codice dei contratti pubblici, incalzate anche dai gravi accadimenti di Genova.

Per un verso, riguardano questioni specifiche (ad esempio, subappalto, soccorso istruttorio, efferta economicamente più vantaggiosa), la cui disciplina è ritenuta onerosa, burocratica, non conforme a obiettivi di buon funzionamento. Al riguardo, le iniziative di consultazione promosse in più sedi (s i veda quella del Ministero dei trasporti ) non sembrano aver conseguito risultati significativi, comunque funzionali a soluzioni di semplificazione ed eliminazione delle criticità. Per un altro verso, le critiche sono dirette all' impostazione complessiva del nuovo assetto normativo, costituito dal codice (220 articoli e 35 allegati) affiancato non più dal regolamento ma da un sistema di atti attuativi, con funzioni esegetiche e regolatorie, che dovrebbe rispondere ai canoni di una legislazione capace di rinnovarsi rapidamente. I ritardi dell' attuazione Sul punto non possono sottacersi i ritardi nella fase di implementazione degli atti attuativi, che perdurano dopo oltre due anni dall' adozione del nuovo codice, ai quali si sommano le difficoltà di adattamento delle amministrazioni e degli operatori. Si tratta di ritardi e difficoltà che, senza volerli giustificare, paiono comprensibili tenuto conto delle innovazioni profonde introdotte con riferimento alla governance del settore e alla qualificazione degli operatori sia dal lato della domanda che dell' offerta. Questi ritardi e difficoltà sono alla base della tesi sull' opportunità di un ripensamento delle scelte legislative. Le norme del Codice dovrebbero essere limitate all' essenziale, al nucleo della normativa sui contratti pubblici costituita da norme basilari di principio. Si dovrebbe pervenire a un Codice «di principi» di non più di 50 articoli. Verrebbe inoltre ripristinato il regolamento, con ampi margini di intervento per l' Esecutivo. Le parti del cCodice caratterizzate da ampia discrezionalità continuerebbero a essere integrate tramite linee guida e altri atti. ìLa tesi è suggestiva anche se nell' attuale fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema occorrono particolari cautele prima di dar corso a ripensamenti e modifiche strutturali che, seppur motivati da obiettivi condivisibili, rischierebbero di creare ulteriori torsioni e fibrillazioni con una nuova crisi del settore, dalla quale con non poca fatica si sta lentamente uscendo, come dimostrano i dati riportati nell' ultima relazione dell' Anac del 14 giugno scorso e quelli presentati da Cantone nell' audizione alla Commissione Lavori pubblici del Senato (30 luglio 2018). Sussistono, per altro, necessità di miglioramento verso le quali muovere, sulla base di scelte chiare e inequivoche, regole (e procedure) semplici e comprensibili, riduzione di oneri non necessari. In questo senso, un primo gruppo di interventi dovrebbe essere orientato al completamento del quadro normativo. L' insieme degli atti attuativi previsti e ancora non adottati non si limita a indicare buone prassi comportamentali ma costituisce integrazione delle norme primarie (altrimenti incomplete). In questa direzione è auspicabile che sia resa operativa la Cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri alla quale spetta "curare" e "coordinare" proprio l' attuazione del Codice, funzioni nevralgiche il cui mancato svolgimento ha concorso a rendere più difficoltosa la riforma iniziata due anni fa. Semplificazione di regole e procedure Un secondo gruppo di interventi, contestuali a quelli richiamati, dovrebbe essere orientato verso obiettivi di semplificazione di regole e procedure. L' attuale codice è un testo ampio, di difficile conoscenza e applicazione, contenente norme che meriterebbero di essere stralciate e che non si "legano" in modo armonico con le linee guida dell' Anac. Gli interventi dovrebbero condurre alla riduzione delle norme attraverso la riscrittura progressiva di parti del Codice e la sottrazione di quelle che per contenuto e specificità possono essere collocate nell' ambito degli atti attuativi (eventualmente ripristinando un regolamento). Va perseguita, inoltre, maggiore chiarezza di contenuto delle linee guida, il cui formato necessita di formulazioni più contenute, immediate e intellegibili. Al riguardo si sono forse sottovalutate le richieste di chiarezza operativa e applicativa delle amministrazioni, loro destinatarie e di fatto unico soggetto giuridicamente responsabile del sistema, a differenza del Legislatore, delle amministrazioni indipendenti e anche dei giudici, ciascuno a diverso titolo partecipante alla regolazione del settore. Il perseguimento di questi obiettivi dovrebbe essere condotto con approcci innovativi, valorizzando competenze non soltanto di stretta appartenenza al circuito della cultura giuridica ma anche di altri ambiti (in linea con gli sviluppi digitali attesi anche per questo settore) nonché i risultati delle misurazioni sull' andamento del mercato e sulla capacità (dell' assetto normativo) di rispondere a richieste di rapidità e semplificazione.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 27/09/2018 - autore VITTORIO ITALIA


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