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Informativa antimafia e misure di prevenzione: i chiarimenti del Consiglio di Stato

Informativa antimafia e misure di prevenzione: i chiarimenti del Consiglio di Stato
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13
SET 18

L' informativa antimafia è una misura cautelare di tipo preventivo e interdittivo, che si aggiunge alle misure di natura giurisdizionale e che risponde a delle esigenze anticipatorie di tutela sociale, potendo basarsi anche su dei fatti non necessariamente aventi rilevanza penale.

È quanto afferma la terza Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4938/2018 . La decisione Il Consiglio di Stato è intervenuto sugli elementi ai quali far riferimento per emettere informative antimafia e sulla possibilità o meno di richiederle anche al di fuori dei casi in cui esse sono tassativamente previste. Nell' accogliere il ricorso in appello, il Collegio ha avuto modo di rilevare come l' informativa antimafia, trattandosi di tipica misura cautelare di Polizia, preventiva ed interdittiva, che si aggiunge alle misure di prevenzione antimafia di natura giurisdizionale, sia espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale finalizzata ad assicurare una tutela avanzata nel campo del contrasto alla criminalità organizzata. Per il Collegio, infatti, il proprium che differenzierebbe l' informativa antimafia da altre misure preventive è la finalità da essa perseguita di salvaguardia dell' ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della Pubblica amministrazione . Ciò premesso, a giudizio del Collegio, l' interdittiva antimafia risponderebbe ad una logica probatoria diversa da quella tipica degli accertamenti di natura penale e non deve necessariamente collegarsi a provvedimenti giurisdizionali o a misure preventive di altro tipo, la cui proposta di adozione o il cui provvedimento di applicazione, siano esse misure di natura personale o patrimoniale, non a caso figurano tra gli elementi dai quali è possibile desumere il rischio di infiltrazione mafiosa (articolo 84, comma 4, lett. b) Dlgs 159/2011). L' approfondimento Sul piano probatorio, inoltre, questa demarcazione tre le due aree di intervento (la repressione penale e la prevenzione amministrativa) si tradurrebbe nel fatto che il rischio di inquinamento mafioso rilevante ai fini della emissione della informativa debba essere valutato in base al criterio del più «probabile che non», quindi alla luce di una regola di giudizio che ben può essere integrata da dati di comune esperienza, evincibili dall' osservazione dei fenomeni sociali, quale è, anzitutto, anche quello mafioso; sicché gli elementi posti a base dell' informativa possono essere anche non penalmente rilevanti o non costituire oggetto di procedimenti o di processi penali o, addirittura e per converso, possono essere già stati oggetto del giudizio penale, con esito di proscioglimento o di assoluzione. Per il Collegio, in ultima analisi, appare profonda la differenza tra i destinatari delle misure di prevenzione e i destinatari delle informazioni interdittive, laddove per i primi, rilevano i fatti penalmente rilevanti; mentre per i secondi, rilevano anche fatti non necessariamente aventi rilevanza penale. Conclusioni Alla luce di queste premesse, ne deriva che gli elementi indizianti posti a fondamento di un' informativa interdittiva permangono inalterati fino al sopraggiungere di fatti nuovi e ulteriori che siano idonei ad evidenziare il venir meno della situazione di pericolo, ragione per cui l' informativa è sempre suscettibile di un aggiornamento alla luce dell' evoluzione della situazione personale degli interessati o di una effettiva onerosa cessione a terzi dell' impresa. Infatti, l' Amministrazione è tenuta ad emettere un' informativa liberatoria nei confronti dell' impresa ove sopraggiungano reali ed effettive circostanze nuove, che siano cioè capaci di smentire o, comunque di superare, gli elementi che hanno giustificato l' emissione del provvedimento interdittivo.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 13/09/2018 - autore GUIDO BEFANI


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