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Anomalia dell'offerta, nel giudizio di congruità il giudice amministrativo non può sostituirsi alla Pa

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SET 18

In materia di offerte anomale il Giudice amministrativo non può procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell' offerta e delle singole voci, in quanto rappresenterebbe un' inammissibile invasione della sfera propria della Pubblica amministrazione, potendo soltanto verificare il giudizio sotto i profili della logicità, della ragionevolezza e dell' adeguatezza dell' istruttoria.

Solo in tali limiti, il Giudice di legittimità, ferma restando l' impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello della Pubblica amministrazione, può esercitare il proprio sindacato. Lo stabilisce il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5047/2018 . Il caso Il casus belli si riferisce ad una gara di servizi. Nella specie l' affidamento ha ad oggetto la gestione di servizi di ristorazione scolastica. La ricorrente in appello è risultata vincitrice della gara ma si è vista annullare il provvedimento di aggiudicazione dal Giudice di prime cure che ha ritenuto non adeguatamente giustificata l' offerta in sede di verifica dell' anomalia. La sentenza tuttavia è stata riformata dal Consiglio di Stato sul presupposto che le motivazioni della decisione del Tar si sarebbero fondata su una puntuale controvalutazione di affidabilità ed anomalia dell' offerta rispetto a quella a suo tempo operata dalla stazione appaltante, pur in assenza di errori macroscopici o di valutazioni abnormi. In particolare le motivazioni svolte in sentenza non avrebbero evidenziato profili di manifesta abnormità nel giudizio compiuto dalla stazione appaltante nel corso del sub -procedimento di anomalia. In altri termini il Consiglio di Stato ha contestato al Giudice territoriale di aver invaso la sfera di competenza amministrativa valutando la congruità o meno, ovvero la adeguatezza di alcune giustificazioni in relazione a specifiche voci di costo (come ad esempio i costi di informatizzazione ovvero le spese di manutenzione) senza però fare emergere profili di grave illogicità o irragionevolezza della decisione impugnata e sostituendo la propria decisione a quella della stazione appaltante. Il Giudice amministrativo con l' occasione ha ribadito i tratti salienti del giudizio di anomalia e i limiti del relativo sindacato giurisdizionale. La decisione In merito al controllo giurisdizionale sul giudizio di anomalia il Consiglio di Stato con la decisione in commento ha precisato che il Giudice amministrativo, anche nel regime del nuovo Codice degli appalti pubblici, può sindacare le valutazioni dell' Amministrazione esclusivamente sotto il profilo della logicità, ragionevolezza ed adeguatezza dell' istruttoria, ma non può invece procedere ad una nuova ed autonoma verifica della congruità dell' offerta e delle singole voci. Tale sindacato rimane dunque limitato ai soli casi di macroscopiche illegittimità, quali errori di valutazione gravi ed evidenti, oppure valutazioni abnormi. È precluso quindi al Giudice amministrativo formulare censure valutative ed incidenti la discrezionalità tecnica dell' Amministrazione, ancor di più se incentrate su singoli e specifici aspetti dell' offerta. In merito al procedimento amministrativo invece il Consiglio di Stato ha spiegato che nelle gare di appalto il giudizio sull' anomalia dell' offerta ha natura globale e sintetica, con conseguente irrilevanza di eventuali singole voci di scostamento, in quanto oggetto di tale giudizio non è la ricerca di specifiche e singole inesattezze, ma l' attendibilità dell' offerta economica ovverosia accertare in concreto che la proposta economica risulti nel suo complesso attendibile in relazione alla corretta esecuzione dell' appalto. La valutazione dell' anomalia deve quindi riferirsi all' offerta nel suo complesso, e non a singoli e specifici aspetti di quest' ultima.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 10/09/2018 - autore GIOVANNI F. NICODEMO


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