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Concessioni, la proroga richiede sempre la gara

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AGO 18

Illegittima la proroga di una concessione per la gestione di campi sportivi; è sempre necessario esperire una gara per assicurare il rispetto dei principi Ue e la contendibilità del mercato. È quanto ha affermato l' Autorità garante della concorrenza e del mercato, con la decisione AS 1520 pubblicata sul bollettino n. 26 del 9 luglio 2018) in merito a una fattispecie concernente la proroga di una concessione decennale per la gestione di campi sportivi. Il quesito riguardava la possibile proroga della gestione di tre impianti sportivi comunali di calcio, affidati per il periodo 1°gennaio 2016-30 giugno 2020, di durata pari al periodo decennale di ammortamento del mutuo necessario per la realizzazione degli investimenti a carico del gestore.

L' Autorità, preliminarmente, ha osservato che l' affidamento in questione rientra nel quadro della concessione di servizi, trattandosi della gestione di un servizio di rilevanza economica e poi ha rilevato che per il servizio in questione esiste un mercato (perlomeno potenziale) di interesse per altri operatori economici. Nel provvedimento si evidenzia, inoltre, come in questo schema contrattuale l' eventuale gestione in perdita, anche a fronte del corrispettivo pubblico, formalmente destinato alla copertura delle spese di gestione, rientra nella normale alea connessa all' esercizio di un' attività economica in un contesto di mercato. È infatti la stessa convenzione-contratto a lasciare al titolare del contratto margini di redditività nella gestione del servizio, oltre alla determinazione del livello tariffario.

L' Antitrust ritiene quindi che il comune debba applicare la disciplina di cui alla prima e seconda parte del codice dei contratti pubblici e, in particolare, anche l' articolo 30 (nella prima parte del codice) che per quanto attinente alla fattispecie considerata dall' Autorità impone all' ente concedente il rispetto dei «principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché di pubblicità con le modalità indicate nel presente codice». Questa disposizione, unitamente all' articolo 164 che la richiama, fa dire all' Antitrust che il comune non può sottrarsi all' applicazione dei principi di matrice comunitaria, quali quelli di concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione, anche alle concessioni di servizi.

Rispetto alla possibilità di una proroga decennale a favore del gestore, oltre i termini fissati dall' originaria procedura, l' Antitrust ha rilevato che «tale scelta dovrebbe rappresentare una circostanza del tutto eccezionale e temporalmente limitata, in ragione della sua portata potenzialmente contraria ai principi sopra richiamati». Dieci anni, conclude, non possono essere considerati un tempo proporzionato rispetto alla durata originaria dell' affidamento, in quanto concessa per un arco temporale ben più ampio della stessa. Occorre poi assicurare la piena contendibilità del mercato e la parità di trattamento di tutti gli operatori economici interessati e una proroga così estesa di fatto «produce, in ogni caso, l' effetto di chiudere il mercato alla concorrenza e frustrare, per tale via, una delle finalità cui è volta la normativa di matrice comunitaria dettata dal codice dei contratti pubblici».

 

a cura di "Italia Oggi" del 31/08/2018 pag. 37


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