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Lavori, la p.a. risponde in solido

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AGO 18

Il committente risponde in solido con l' appaltatore per i danni cagionati nella fase di esecuzione di un progetto approvato dalla pubblica amministrazione. Lo ha stabilito la prima sezione civile della Corte di cassazione nella sentenza n. 20942/2018, depositata ieri, che ha accolto il ricorso di un' azienda sanitaria locale contro l' Anas, rea di aver arrecato danni, tramite un' impresa appaltatrice, a un edificio di proprietà della Asl nel corso dei lavori di realizzazione della variante sulla SS80. Gli Ermellini hanno cassato con rinvio la sentenza con cui il 27 febbraio 2013 la Corte d' appello de L' Aquila aveva rigettato la domanda di risarcimento danni avanzata dall' azienda sanitaria, sollevando l' Anas da ogni imputazione.

Secondo i giudici abruzzesi, infatti, la condotta dell' Anas, che pure, come emerso dalle risultanze istruttorie, «aveva approvato un progetto esecutivo dei lavori inadeguato sotto vari profili tecnici», non poteva essere considerata causa o concausa del danno, «essendo assorbente la responsabilità dell' appaltatore per non avere adottato gli accorgimenti necessari ad evitare danni ai terzi, per avere redatto un progetto costruttivo che non aveva sanato le carenze del progetto esecutivo e per non avere proposto l' adozione di varianti migliorative».

Pur nella consapevolezza che la giurisprudenza di legittimità considera «di regola» l' appaltatore di opere pubbliche «unico responsabile dei danni cagionati a terzi nel corso dei lavori» (poiché i limiti alla sua autonomia, derivanti dall' obbligatorietà della nomina del direttore dei lavori e dalla intensa e continua ingerenza dell' amministrazione appaltante «non fanno venir meno il dovere di assumere le iniziative necessarie per la corretta attuazione del contratto anche a tutela dei diritti dei terzi»), il collegio giudicante ha ritenuto che non possa essere esclusa la responsabilità «concorrente e solidale» dell' amministrazione committente «quando il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del progetto da essa approvato».

La responsabilità esclusiva della p.a., invece, scatta solo allorquando l' ente «abbia rigidamente vincolato l' attività dell' appaltatore, così da neutralizzare completamente la sua libertà di decisione». «Di questi principi la sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione», hanno concluso gli Ermellini, in quanto è stato escluso che il comportamento di Anas, per avere approvato un progetto esecutivo riconosciuto come inadeguato e per non aver adeguatamente vigilato sull' andamento lavori, sia stato concausa dell' evento dannoso.

 

a cura di "ItaliaOggi" del 23/08/2018 pag. 30 - autore Francesco Cerisano


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