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Gli enti locali non risponderanno

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AGO 18

Nella foga di fare vedere che questa volta tutto è diverso dal passato, dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova oltre alla trottola di dichiarazioni e interviste, ministri e premier hanno varato raffiche di lettere, ordini e disposizioni a mezzo mondo. Fra i tanti che si sono dati da fare c' è ovviamente il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, che venerdì 17 agosto ha inviato una nota imperativa a tutte le province, i comuni e le regioni italiane chiedendo loro con massima urgenza «di procedere all' avvio dello stato di conservazione delle opere viarie e non che ricadono nella vostra competenza», e di comunicare al ministero «entro e non oltre il 30 agosto gli interventi necessari a rimuovere condizioni di rischio riscontrate nelle tratte infrastrutturali, corredando le predette segnalazioni di adeguate attestazioni tecniche (perizie, verbali di sopralluogo ecc.), indicazioni di priorità e stima dei costi». Proposito lodevole, sicuramente. Come un tempo lo era quello del Duce di fare arrivare in orario tutti i treni italiani. Sono certo che in tanti si spelleranno le mani per questa accelerata del ministro Toninelli. Io no, perché nell' ipotesi più benigna posso solo constatare la beata ignoranza che il ministro mostra del funzionamento della pubblica amministrazione italiana e in particolare degli enti locali.

Avendo dato solo 13 giorni di tempo in pieno agosto per censire tutto ciò che in Italia scricchiola e potrebbe causare tragedie come quella del ponte Morandi, immagino che Toninelli sia quasi certo che comuni, regioni e province siano amministrati tutti, senza distinzione di colore politico, da grandi figli di buona donna che ben conoscono le tragedie incombenti sui loro cittadini e le tengono tutte in un cassetto senza muovere un dito solo per farsi belli con il ministro mai un giorno volesse saperne qualcosa. Perché se così non è e quegli amministratori pubblici dovessero nelle due settimane post Ferragosto fare controlli scientifici alla stabilità di ponti, viadotti e opere pubbliche per poi inviarne con Amazon (il solo che consegna in tempo) le risultanze al ministro, non ci troveremmo in Italia nell' anno 2018, ma su Marte nel 3054. Perché nessuno di quegli enti pubblici è in grado di far sapere a Toninelli nulla che il ministero non sappia già. Nessuna commissione tecnica è manco componibile in questo periodo di vacanze, e anche lo fosse non potrebbe valutare la stabilità effettiva di un ponte o un viadotto in due settimane, invio con Amazon compreso. Siccome però oggi comandano i gialloverdi, molti amministratori faranno un po' di teatro per fare avere a Toninelli qualcosa di simile a quello che chiede.

Purtroppo sta già avvenendo: ci sono sindaci, presidenti di provincia, assessori regionali che per dare l' agognata risposta mandano sotto i ponti i primi che trovano in ufficio: la propria segretaria, qualche ragioniere, il funzionario dell' ente locale non ancora andato in ferie o appena rientrato. Quelli si recano sul posto, nella migliore delle ipotesi fanno i cronisti, poggiano l' orecchio sul pilone del ponte chiedendosi angosciati «Reggerà?», e poi al ritorno in ufficio scrivono la loro bella e inutilissima relazione. In privato i presidenti delle province spiegano che a loro quei ponti e viadotti li hanno tolti perché dovevano sparire, poi li hanno restituiti perché non sparivano più, ma si sono dimenticati di ridare indietro il personale che avrebbe dovuto occuparsene. E anche quando alla fine il personale è tornato, tanto manca qualsiasi attrezzatura non per controllare la stabilità dei viadotti, ma semplicemente per recarsi lì a fare qualche foto. Risultato: si è trovata una bella occupazione per questi 15 giorni, che ingolferà gli archivi del ministero e sarà presto sepolta dalla polvere. Una sceneggiata che davvero ci si poteva risparmiare.

 

a cura di "ItaliaOggi" del 23/08/2018 pag. 5 - autore Franco Bechis


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