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Un Codice appalti concertato

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AGO 18

Limite ai ribassi sul prezzo, compensi dei commissari di gara, possibili deroghe al principio dell' affidamento dei lavori sulla base del progetto esecutivo, riflessione sulla soft law e sulle linee guida Anac. E ancora, affidamenti in house, qualificazione delle stazioni appaltanti e delle imprese di costruzioni, rivisitazione delle attività incentivabili per i tecnici delle pubbliche amministrazioni.

Sono alcuni dei temi più caldi che saranno al centro, fino al 10 settembre, della consultazione on line lanciata dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli per «un futuro intervento di riforma del Codice dei Contratti pubblici» che, peraltro il premier Conte in conferenza stampa mercoledì scorso ha confermato sarà pronta per il mese di settembre. La consultazione è centrata su 29 «primi temi di riflessione», separatamente proposti col riferimento ad argomenti indicati sinteticamente, preceduti dalla puntuale indicazione del riferimento normativo all' interno del Codice. Si tratta di argomenti che costituiscono altrettanti punti di emersione di criticità più urgenti rilevate durante la costante opera di monitoraggio effettuata dal ministero nei primi due anni di vigenza del Codice, ovvero segnalate nel tempo al ministero da un' ampia platea di stakeholders. Sostanzialmente già la scelta dei temi offre indicazioni importanti su come si concretizzerà il «primo intervento» sul decreto 50/2016, in attesa di una riforma più ampia. Buona parte degli argomenti sono stati approfonditamente discussi ed esaminati già all' epoca della legge delega, primo fra tutti quello della cosiddetta «soft law». Assai delicato è il tema del cosiddetto «appalto integrato» (affidamento all' impresa della progettazione esecutiva e della realizzazione dell' opera) oggi possibile nei settori speciali (acqua, energia e trasporti) e in limitati casi (complessità tecnologica o innovativa dei lavori). Il ministero intende verificare se siano «possibili deroghe all' obbligo di appaltare sempre i lavori sulla base di un progetto esecutivo». Altrettanto delicato è il tema del cosiddetto in house orizzontale (una società pubblica controllata da un ente pubblico affida attività a un' altra società controllata dallo stesso ente) argomento sul quale si ipotizza una «disciplina più ristrettiva» rispetto alla normativa europea e alla giurisprudenza della Corte di giustizia che richiedono solo la sussistenza del controllo analogo e non anche l' attività prevalente del soggetto controllato. Per quanto riguarda il Rup (responsabile del procedimento) si punta a riconsiderare la disciplina della nomina e dei requisiti «anche con riferimento al livello professionale del medesimo». Rimanendo nel settore della pubblica amministrazione, sotto osservazione sembra essere anche il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti con il conseguente obbligo dell' iscrizione in un apposito elenco «senza distinzione dei relativi ambiti di pertinenza e, indifferentemente, per tutte le fasi relative al procedimento (programmazione, affidamento ed esecuzione)». Sotto osservazione anche la norma che fissa al 30% il ribasso massimo sul prezzo, criticata in passato dall' Antitrust come contraria alle norme Ue e la disciplina sull' incentivo ai tecnici delle pubbliche amministrazioni (2% del valore dell' opera) in merito alle «attività incentivabili». Sul tema della qualificazione delle imprese l' attenzione si appunta sull' esperienza maturata negli anni precedenti per i lavori eseguiti e soprattutto sull' arco temporale di riferimento che da più parti si chiede di ampliare in ragione della crisi del settore delle costruzioni. Una riflessione viene chiesta anche sull' eventuale sistema «alternativo» di qualificazione delle imprese, oggi basato sulle Soa e un capitolo specifico, con diversi punti da discutere, viene riservato anche al subappalto. Sotto esame anche la disciplina dei commissari di gara, sia per le modalità di nomina, sia per i compensi (il dm Mit è stato peraltro sospeso dal Tar Lazio). Un altro tema delicato è quello dell' obbligo di ricorso all' avvalimento per i consorzi stabili che intendono utilizzare i requisiti di consorziate che non eseguono le prestazioni, aspetto spesso criticato in passato.

 

A cura di ItaliaOggi del 10/08/2018 pag. 33 - autore ANDREA MASCOLINI


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