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Appalti, l'Anac non si tocca

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LUG 18

La riforma del codice appalti dovrà passare dalla semplificazione delle procedure, ma senza dietrofront sulla legalità e il contrasto alla corruzione. In questo c' è piena sintonia tra il Mit e l' Anac.

È questa la replica del ministro delle infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli, alle anticipazioni di stampa sulla riforma del codice dei contratti pubblici secondo cui sarebbe in arrivo un recupero della legge Obiettivo e la riduzione dei poteri di controllo e vigilanza dell' Autorità anticorruzione. Per Toninelli, «snellire le procedure non è in contraddizione con la difesa della legalità, tutt' altro. Non c' è alcun ritorno ai principi della legge obiettivo. Il tavolo di lavoro vede un coinvolgimento attivo e qualificato dell' Anticorruzione che sta fornendo un contributo prezioso allo scopo di rilanciare quegli investimenti infrastrutturali che possono davvero far ripartire l' economia del paese». Il riferimento del ministro Toninelli è al tavolo a sua guida, al quale parteciperebbero, oltre all' Anac, la presidenza del Consiglio, la Ragioneria generale dello stato, il ministero dell' economia e finanze e l' Associazione nazionale dei costruttori (Ance). Il neoministro delle infrastrutture ha tenuto a precisare che «un governo del M5s non abbasserà mai la guardia rispetto alla legalità e alla lotta contro la corruzione negli appalti. Certe ricostruzioni pseudogiornalistiche sono totalmente campate in aria. Stiamo lavorando fin dal primo giorno del nostro mandato in piena sintonia con Anac, come indirettamente confermano anche le parole di oggi del presidente Cantone, per rendere più rapidi gli affidamenti con norme più chiare e semplici. È risaputo, infatti, che la corruzione e il malaffare si annidano facilmente proprio nella complessità e nell' opacità». In mattinata, sempre ieri, era stato proprio il presidente dell' Autorità nazionale anticorruzione, a prendere posizione sul presunto recupero della legge Obiettivo: «La legge obiettivo è stata una delle leggi peggiori mai fatte. Oltre a non essere stata efficace sul fronte dei controlli, non ha risolto i problemi, perché è stata una sorta di libro dei sogni nel quale si inserivano tutte le opere pubbliche, ma in realtà non se ne sono realizzate neanche l' 8%. Quindi non è stata una legge utile». In ogni caso l' opera di revisione del decreto 50/2016 (entro fine anno) è stata avviata dal ministero sulla base dell' assunto di un «fallimento» determinato da procedure farraginose e complesse che avrebbero bloccato le amministrazioni. Al di là del fatto che in realtà le dinamiche dei bandi di gara e dei lavori aggiudicati parlano invece di un rilancio cospicuo (per le progettazioni da un anno e mezzo e per i lavori da più di sei mesi), è (anche) il tema della limitazione dei poteri dell' Anac a far discutere. La vera questione però non riguarda l' esistenza in vita dell' Autorità, di cui finora non è mai stato messo in discussione il ruolo di vigilanza, ma semmai l' utilità e l' efficacia della cosiddetta soft law affidata ad Anac dal governo Renzi (linee guida sostitutive del regolamento del codice), al punto che ormai si chiede con forza il ritorno al regolamento attuativo del codice. Una questione che è parte di un più generale dilemma da risolvere: puntare su un sistema di regole e controlli ben definito, o andare verso una forte responsabilizzazione delle stazioni appaltanti? E si tratta anche di individuare le modalità più idonee: semplificare non può volere dire affidare gli appalti a trattativa privata e delegare ai privati i controlli. Per Cantone, poi, «il problema dei problemi sta nella capacità dell' amministrazione di rispondere alle sfide del mercato». «Nell' esperienza del terremoto», ha detto Cantone, «molto spesso sono state le amministrazioni che hanno deciso di non usare le procedure in deroga e di andare con le procedure ordinarie, più lunghe e farraginose, dicendo, dopo, che era colpa dell' Anac se le opere non partivano. I controlli preventivi dell' Autorità sono serviti, ad esempio per Expo dove non abbiamo avuto neanche un ricorso, a correggere problemi che arrivano dopo. Penso sia meglio aspettare uno o due giorni per un controllo preventivo piuttosto che andare avanti con un bando fatto male che poi il Tar annulla e si ricomincia da zero». Sulla questione della terziarizzazione dei controlli Cantone è critico: «In generale mi domando però: se diamo ai privati il compito di fare tutto, siamo sicuri che l' amministrazione sia in grado di controllare? Non so se la soluzione sia andare verso un meccanismo di privatizzazione. Certamente c' è una preoccupazione del governo. Io sarei preoccupato se si passasse all' idea delle mani libere ai privati, perché nel nostro paese questo sistema non ha funzionato. Comunque a oggi il quadro non è ancora molto chiaro». 

 

A cura di Italia Oggi del 11/07/2018 pag. 32 - autore MARCO SOLAIA


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