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Le soluzioni migliorative non possono modificare il progetto già approvato

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LUG 18

In tema di appalti, sono considerabili «soluzioni migliorative» quelle che si esplicano liberamente in tutti gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione dal punto di vista tecnico, rimanendo, comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall' Amministrazione;

le varianti, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, essendo un aliud rispetto a quanto originariamente previsto; di tal che possono essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste. È quanto afferma il Tar Calabria con la sentenza n. 328/2018 . Il caso La vicenda trae origine dall' impugnazione di un provvedimento di esclusione da una gara di appalto per la realizzazione di un palazzetto dello sport in un Comune calabrese. In particolare il provvedimento di fondava sulle plurime e illegittime «variazioni» al progetto depositato e posto a base di gara, giacché, a detta dell' Amministrazione procedente, introduceva e determinava una preclusa modificazione dello stesso. Il Tar, nel disattendere le censure mosse contro il suddetto provvedimento, ha colto l' occasione per ribadire la differenza, nella disciplina degli appalti pubblici tra le cosiddette «soluzioni migliorative» e le «varianti». Le soluzioni migliorative si differenziano dalle varianti perché le prime possono liberamente esplicarsi in tutti gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione dal punto di vista tecnico, rimanendo comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall' Amministrazione; le varianti, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, essendo un aliud rispetto a quanto originariamente previsto. Da ciò deriva che possono essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste. La decisione Come detto, nel caso di specie, il provvedimento di esclusione impugnato si fondava sul presupposto che l' offerta progettuale proposta dalla ricorrente, non corrispondesse al progetto posto dalla Amministrazione a base di gara in quanto avrebbe determinato una alterazione delle strutture e l' utilizzo di materie non consentite. A detta del Tar adito, siffatto provvedimento non presentava i profili di illegittimità. Ciò detto, il Collegio ha fatto preliminarmente notare come le valutazioni compiute della Commissione di gara in relazione ai contenuti delle offerte tecniche dei diversi partecipanti costituiscano esercizio di una potere amministrativo di natura tecnico-discrezionale. Secondo la giurisprudenza amministrativa assolutamente maggioritaria, infatti «le scelte operate dalla Pubblica amministrazione, in particolare quelle fondate su esercizio di discrezionalità tecnica, sono sindacabili in sede di legittimità solo laddove ricorrano le figure sintomatiche di eccesso di potere per illogicità e/o irragionevolezza, ovvero per evidente contraddittorietà della motivazione; entro tali limiti, la verifica che il giudice amministrativo deve compiere, così evitando si svolgere un non previsto sindacato di merito, attiene alla coerenza della scelta o misura adottata dalla Pubblica amministrazione con le premesse argomentative da essa stessa poste, evitando di giustapporre un distinto percorso argomentativo a quello già esplicitato dall' Amministrazione pubblica medesima» (in termini, Consiglio di Stato, sez. IV, 29 marzo 2017, n. 1432). A ciò aggiungasi che il Giudice può sovrapporre la sua idea tecnica al giudizio formulato dall' organo amministrativo, allorché non contaminato da profili di erroneità e di illogicità: pertanto, «le valutazioni delle Commissioni di gara relativamente agli aspetti tecnici delle offerte sono espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile dal Ga non mediante una sostituzione dei giudizi, ma soltanto per difetto di motivazione, illogicità manifesta, erroneità dei presupposti di fatto, incoerenza della procedura valutativa e dei relativi esiti, non plausibilità dei criteri valutativi o della loro applicazione» (ex multis, Consiglio di Stato, Sez. V, 27 aprile 2015 n. 2098; Sez. III, 2 aprile 2015 n. 1741). Il Tar, per decidere sull' impugnazione de quo , ha dunque fatto applicazione dei principi giurisprudenziali consolidatisi in tema di limiti del sindacato di legittimità sulla scelta discrezionale della amministrazione in punto di ammissibilità di varianti progettuali migliorative. Orbene, il Collegio ha così ammesso che in sede di gara, per l' aggiudicazione di un contratto pubblico, le soluzioni migliorative si differenziano dalle varianti perché le prime possono liberamente esplicarsi in tutti gli aspetti tecnici lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara ed oggetto di valutazione dal punto di vista tecnico, rimanendo comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall' Amministrazione; le varianti, invece, si sostanziano in modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante preventiva previsione contenuta nel bando di gara e l' individuazione dei relativi requisiti minimi che segnano i limiti entro i quali l' opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dalla Pubblica amministrazione: ne deriva che possono quindi essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste. Conclusioni Applicando siffatti principi alla vicenda fattuale sottoposta all' attenzione dei giudici del Tar Calabria, questi hanno ritenuto che il provvedimento di esclusione impugnato fosse legittimo, in quanto congruamente motivato con riguardo ai presupposti che avevano indotto la Stazione appaltante a ritenere che le difformità della proposta progettuale della società ricorrente costituissero una variante non consentita del progetto posto a base di gara, rigettando, pertanto, il ricorso.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 06/07/2018 - autore ALESSANDRO V. DE SILVA VITOLO


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