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Mancata rotazione, proroghe ripetute e affidamenti fiduciari: c'è il sospetto di infiltrazioni mafiose

Mancata rotazione, proroghe ripetute e affidamenti fiduciari: c'è il sospetto di infiltrazioni mafiose
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GIU 18

La mancata rotazione degli appalti, le proroghe ripetute nel tempo e gli affidamenti fiduciari sono tutti elementi tipici degli ambienti infiltrati dal fenomeno della criminalità organizzata.

È questo il principio affermato dal Tar Lazio, sede di Roma, con la sentenza n. 6239 pubblicata il 5 giugno 2018 . Il caso Il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri comunali di un piccolo Comune calabrese impugnano il decreto con cui il Presidente della Repubblica aveva disposto lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell' articolo 143 del Dlgs n. 267/2000, in quanto mancherebbero i «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata» ed i fatti riportati nel provvedimento di scioglimento sarebbero inidonei ad attestare l' esistenza di un effettivo condizionamento mafioso dell' Ente. Secondo i ricorrenti, in particolare, il decreto di scioglimento non avrebbe tenuto conto dell' intensa attività profusa della Giunta comunale per contrastare il fenomeno mafioso e di altre circostanze che, complessivamente considerate, avrebbero ridimensionato la portata indiziaria degli elementi richiamati dall' Amministrazione dell' Interno. La decisione Con la pronuncia in rassegna il Tar Lazio dichiara il ricorso infondato. Secondo la consolidata giurisprudenza amministrativa, infatti, lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non ha natura di provvedimento di tipo sanzionatorio ma ha carattere preventivo e per la sua adozione è sufficiente anche la sola presenza di elementi indizianti, che consentano d' individuare la sussistenza di un rapporto inquinante tra l' organizzazione mafiosa e gli amministratori dell' ente considerato infiltrato (si vedano Consiglio di Stato, sentenze n. 96/2018, n. 4578/2017, n. 256/2016, n. 4845/2014 e n. 2895/2013). Lo scioglimento è infatti uno strumento di tutela della collettività, in particolari situazioni ambientali, nei confronti dell' ingerenza delle organizzazioni criminali sull' azione amministrativa degli Enti locali, e costituisce una «misura di carattere straordinario» per fronteggiare «una emergenza straordinaria» (si veda la pronuncia della Corte costituzionale n. 103/1993). Il quadro fattuale posto a sostegno del provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale deve quindi essere valutato non atomisticamente ma nella sua complessiva valenza dimostrativa, dovendosi tradurre in un prudente apprezzamento che evidenzi, con adeguato grado di certezza, le situazioni di condizionamento e di ingerenza nella gestione dell' Ente che la norma intende prevenire: considerata quindi l' ampia sfera di discrezionalità di cui l' Amministrazione dell' Interno dispone in sede di valutazione dei fenomeni connessi all' ordine pubblico - e, in particolare, alla minaccia rappresentata dal radicamento sul territorio delle organizzazioni mafiose - ne consegue che il controllo sulla legittimità dei provvedimenti adottati è consentito nei limiti del vizio di eccesso di potere quanto all' adeguatezza dell' istruttoria, alla ragionevolezza del momento valutativo, nonché alla congruità e proporzionalità rispetto al fine perseguito. La norma di cui all' articolo 143 del Dlgs n. 267/2000 consente infatti l' adozione del provvedimento di scioglimento sulla scorta di indagini ad ampio raggio sulla sussistenza di rapporti tra gli amministratori e la criminalità organizzata, non limitate alle sole evenienze di carattere penale ma estese a tutte le circostanze che presentino un grado di significatività e di concludenza serio, anche se di livello inferiore rispetto a quello che legittima l' azione penale o l' adozione di misure di sicurezza (Consiglio di Stato n. 1266/2012). Considerato il carattere preventivo del provvedimento, la giurisprudenza è peraltro consolidata nel ritenere come non necessaria l' individuazione di condotte individuali penalmente rilevanti o suscettibili di applicazione di misure di prevenzione, essendo sufficiente delineare un quadro indiziario di condotte plausibilmente frutto di condizionamento mafioso (Consiglio di Stato n. 4529/2015, n. 3340/2015 e n. 2054/2015). Le anomalie nell' affidamento degli appalti Nel caso di specie, il decreto di scioglimento si fondava, in effetti, su di un' ampia indagine avviata a seguito di alcuni esposti nei quali erano state evidenziate numerose contiguità tra la famiglia di un Amministratore ed esponenti delle locali consorterie mafiose. Il Comune, inoltre, non aveva mai aderito al protocollo di legalità, sottoscritto nel 2015 da buona parte dei Comuni della provincia, fatto che aveva evitato la richiesta, da parte dello stesso Comune, della certificazione antimafia per le ditte esecutrici di lavori, affidati sempre con appalti sotto soglia e sempre alle stesse ditte. La pronuncia evidenzia, inoltre, che per l' affidamento della gestione di una struttura alberghiera di proprietà comunale era stato pubblicato un avviso per l' acquisizione di manifestazioni di interesse al quale aveva risposto una sola ditta, la quale, peraltro, annoverava tra i propri soci anche una persona con segnalazioni per reati associativi. Dalle indagini effettuate dalla commissione d' accesso era poi emerso che il primo cittadino aveva organizzato un incontro (al quale egli stesso aveva partecipato, unitamente al predetto socio) per verificare la possibilità di far partecipare alla gestione dell' albergo di proprietà comunale anche il fratello di un imprenditore gravato da condanne penali e segnalato come contiguo alla locale cosca criminale. Ed ancora, nell' anno scolastico 2015-2016, a seguito di rinuncia da parte della ditta aggiudicataria dell' appalto, il servizio di trasporto scolastico era stato affidato ad una ditta locale di cui era socio un Consigliere comunale: nella determina dirigenziale si affermava che nessun' altra azienda aveva presentato domanda di partecipazione alla gara ma, a seguito della segnalazione di un Consigliere di minoranza, era emerso che anche un' altra azienda aveva invece presentato la propria candidatura. Anomalie ed irregolarità erano emerse anche in relazione alla procedura di affidamento dell' appalto di gestione dei depuratori comunali, servizio per il quale l' Ente, dopo aver fatto ripetutamente ricorso all' istituto della proroga, aveva affidato il servizio, con gara, ad una ditta locale, sebbene l' offerta con il maggiore ribasso fosse stata presentata da un' altra società. Dalle indagini riportate nella Relazione del Ministro dell' Interno, era quindi emerso un quadro di irregolarità e di affidamenti fiduciari tipico degli ambienti infiltrati dal fenomeno della criminalità organizzata, in un particolare contesto ambientale «ricompreso in un ambito territoriale notoriamente caratterizzato dalla pervasiva presenza di una locale organizzazione criminale, profondamente radicata nel tessuto economico e sociale e a sua volta legata alle principali consorterie del crotonese», con numerosi affidamenti diretti senza gara o con pretermissione ingiustificata di domande di partecipazione. Il Tar sottolinea, da ultimo, che il Comune non aveva mai introdotto una white list delle ditte né un albo dei fornitori che fornissero garanzie di estraneità ad infiltrazioni mafiose, e nemmeno aveva mai assicurato la turnazione delle ditte aggiudicatarie al fine di evitare possibili favoritismi nell' assegnazione degli appalti.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 18/06/2018 - autore ILENIA FILIPPETTI


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