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Appalti, è boom ma agli enti manca la giusta qualificazione

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GIU 18

Boom degli appalti, ma enti pubblici ben lungi dall' essere buyers qualificati. Piani triennali di prevenzione scritti con sufficienza senza una seria mappatura dei focolai di rischio e armi ancora spuntate per fare fronte ai conflitti di interesse.

Si impennano le soffiate dei whistleblower, con la garanzia dell' anonimato sulla piattaforma delle segnalazioni. Queste le istantanee della pubblica amministrazione italiana, con i suoi mali endemici, fotografate dalla relazione annuale per il 2017 dell' Anac, Autorità nazionale anticorruzione, che punta il dito anche contro l' estrema farraginosità della costruzione delle regole. Un esempio. Si scrivono le norme sul pantouflage (incompatibilità successiva per evitare di dare spazio a funzionari troppo accomodanti con imprese che li assumono), si accerta il primo caso italiano e si scopre che le norme non indicano chi deve porre rimedio a una situazione illecita. Quanto agli appalti, è impietosa l' analisi della qualificazione delle stazioni appaltanti: una simulazione spiega che neanche un terzo degli enti che scrivono i documenti di gara ha i requisiti di professionalità per farlo. Ecco i punti salienti della relazione dell' autorità presieduta da Raffaele Cantone. Appalti. Nel 2017 il valore complessivo degli appalti di importo pari o superiore a 40 mila euro si è attestato intorno ai 139 miliardi di euro, con un aumento dei valori del mercato rispetto al precedente anno del 36,2% e del 13,8% rispetto al picco del 2015. L' aumento della domanda ha coinvolto tutti i settori. In particolare il settore più in espansione è quello delle forniture, che fa registrare un aumento del valore complessivo di beni del 64% rispetto al precedente anno e del 45,2% rispetto al precedente picco (avutosi nel 2015 e pari a circa 38,9 miliardi di euro) del quinquennio 2013-2017. Il settore dei servizi (pari a circa 59,3 miliardi di euro) fa registrare un aumento del 26,2% rispetto al precedente anno, raggiungendo quasi il massimo delle serie storica avutosi nel 2015 e pari a circa 59,4 miliardi di euro. Un leggero aumento anche per il settore lavori (circa 23,1 miliardi di euro), che aumenta del 12,5% rispetto al precedente anno, ma comunque rimanendo sempre in contrazione del 16,1% rispetto al massimo della serie registratosi nel 2014 e pari a circa 27,1 miliardi di euro. Con la procedura aperta si sono assegnate nel 2017 circa il 23,5% delle procedure totali. Mentre, nel 46% e nel 20,7% dei casi (per un totale di ben il 66,7%), le Sa sono ricorse a una procedura negoziata (con o senza bando) o all' affidamento diretto. Stazione appaltante impreparata. La qualificazione delle stazioni appaltanti è un altro problema, acuito dal fatto che in Italia sono più di 30 mila. Se poi si considera, si legge nella relazione, che ciascuna stazione appaltante ha più centri di spesa, il predetto numero quasi si triplica. Il legislatore, attraverso il nuovo codice dei contratti pubblici, ha ravvisato la necessità di attivare un processo attraverso il quale ridurre sensibilmente il numero delle stazioni appaltanti aumentandone allo stesso tempo le capacità professionali. In generale, un sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti dovrebbe condurre a migliorare l' efficienza, l' efficacia e la trasparenza del processo di acquisto. Il problema è che tutto ciò non è operativo. L' articolo 38 del codice degli appalti attribuisce all' Anac la predisposizione di un apposito elenco di stazioni appaltanti qualificate, in quanto capaci di programmare, progettare, affidare ed eseguire un appalto sia esso di lavori, servizi o forniture. Il citato articolo 38 prevede, inoltre, la pubblicazione di un dpcm attraverso cui vengono stabiliti i requisiti tecnico organizzativi per l' iscrizione all' elenco delle stazioni appaltanti qualificate. Il dpcm, a oggi non ancora pubblicato, è stato presentato al tavolo tecnico della Conferenza unificata dove è stata sollevata una serie di criticità, tra cui, la più rilevante, la difficoltà per le centrali di committenza di essere qualificate per l' intero processo di gestione dell' appalto. Sullo schema di dpcm l' Anac, in data 21 febbraio 2018, ha espresso il proprio parere favorevole. Nel corso del 2017, è stata fatta una simulazione di amministrazioni potenzialmente qualificabili in base ai contratti svolti nel periodo 2012-2016. Dal risultato della simulazione, il numero di stazioni appaltanti qualificabili nelle diverse classi si ridurrebbe sensibilmente. Per i lavori si passerebbe dall' attuale numero, di poco meno di 12 mila, a un numero di poco superiore a 3 mila, mentre, per i servizi e le forniture, dalle attuali 25 mila si convergerebbe verso circa 5 mila stazioni appaltanti qualificabili. Vigilanza. Nel corso dell' anno 2017, l' Anac, in seguito alla presentazione di segnalazioni, ha avviato procedimenti istruttori diretti ad accertare l' effettiva sussistenza delle criticità prospettate dagli esponenti, sia rispetto alla fase di aggiudicazione che con riferimento all' esecuzione del contratto. Sono pervenute oltre 5.190 segnalazioni concernenti appalti di lavori, servizi e forniture, con un ulteriore incremento rispetto ai 4.372 del 2016. Per il settore dei lavori, risultano pervenuti circa 1.700 esposti e aperte 500 istruttorie. Per il settore dei servizi e delle forniture, sono pervenute 3.490 segnalazioni con 585 istruttorie aperte. Per quanto concerne gli affidamenti di servizi e forniture, l' Autorità ha evidenziato profili di irregolarità, riguardanti: un uso improprio delle procedure negoziate; una mancata o incompleta verifica dei requisiti generali delle imprese partecipanti agli appalti, soprattutto con riferimento alla «certificazione antimafia». Altre criticità sono: carente programmazione e gestione, che talvolta non ha assicurato un avvicendamento ordinato degli affidamenti; carenza motivazionale in ordine all' effettuazione di affidamenti svolti in economia o con procedura negoziata; predisposizione di bandi di gara in contrasto con la necessità di garantire concretamente il principio di concorrenza. Quanto agli appalti di lavori l' Anac ha constatato una distorta interpretazione della nozione di «lavori di somma urgenza», non sempre conseguenti al verificarsi di esigenze eccezionali e contingenti; una non corretta applicazione delle procedure previste dalla normativa per l' appalto di lavori «urgenti», con tempistiche di affidamento e di realizzazione delle opere rivelatesi spesso incongrue con l' urgenza dichiarata. Si è accertata, inoltre, una conduzione dei lavori non conforme ai dettami della normativa sui lavori pubblici con particolare riferimento: all' assenza della determina a contrarre nel caso di lavori non urgenti; agli omessi controlli della stazione appaltante sulla regolarità contributiva dell' appaltatore e alla mancata redazione dei verbali di sospensione e ripresa dei lavori. Codice appalti: cantiere aperto. La disciplina degli appalti rimane un cantiere aperto. La relazione elenca le linee guida in fase di definizione. Esse comprendono: l' aggiornamento linee guida su «Offerta economicamente più vantaggiosa»; linee guida sul monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull' attività dell' operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato; linee guida recanti «Indicazioni per la verifica del rispetto del limite di cui all' articolo 177, comma 1, del codice degli appalti.

 

A cura di Italia Oggi Sette del 18/06/2018 pag. 2 del 18/06/2018 - autore ANTONIO CICCIA MESSINA


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