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Codice dei contratti e Livelli di progettazione: Una storia infinita

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GIU 18

Qualche giorno fa avevamo doto notizia  dell’approvazione, con modifiche ed integrazioni, da parte del Consiglio Superiore dei lavori pubblici del decreto ministeriale recante “Definizione dei contenuti della progettazione nei tre livelli progettuali”, ai sensi dell’art. 23, comma 3 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50.

Mentre per quanto concerne la struttura e l’articolazione del provvedimento facciamo riferimento ad un nostro precedente articolo, non possiamo non evidenziare come la soddisfazione per l’approvazione che potrebbe preludere alla pubblicazione da parte del neo Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli del decreto stesso si scontra però con la lettura nel parere n. 45/2018 del Consiglio superiore dei Lavori pubblici espresso nell’adunanza del 25 maggio 2018.
Si tratta di 27 pagine che parlano di una storia infinita che è lontana dall’epilogo in quanto, a nostro avviso, il provvedimento oltre il parere della Conferenza unificata e di Itaca deve ottenere, anche, un nuovo parere del Consiglio di Stato.
Ricordiamo che l’articolo 23, comma 3, primo periodo del Codice dei contratti di cui al D.lgs. n. 50/2016 stabilisce che “con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sono definiti i contenuti della progettazione nei tre livelli progettuali” e che:

Come è possibile leggere dalla storia infinita che non si è, ancora, conclusa, che relativamente al decreto ministeriale recante “Definizione dei contenuti della progettazione nei tre livelli progettuali”, ai sensi dell’art. 23, comma 3 del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50 sono stati predisposti due differenti testi, il primo antecedente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 56/2017 (cosiddetto “decreto correttivo”) ed il secondo successivo. In particolare vale la pena precisare che mentre l’originario decreto si riferiva ad opere di qualsiasi importo, il secondo decreto (quello successivo al “decreto correttivo) è applicabile soltanto a quelle opere di importo superiore a 2.500.000 euro in quanto per le opere di importo sino a tale importo nel nuovo comma 3-bis dell’articolo 23 è precisato che “Con ulteriore decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, sentita la Conferenza Unificata, è' disciplinata una progettazione semplificata degli interventi di manutenzione ordinaria fino a un importo di 2.500.000 euro. Tale decreto individua le modalità' e i criteri di semplificazione in relazione agli interventi previsti.” Di conseguenza lo schema di decreto in argomento non si applica agli interventi di manutenzione ordinaria di importo fino a € 2.500.000”.
Mentre, come è possibile rilevare nella cronistoria, sul primo sono stati acquisiti i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e di Itaca, sul secondo non sembra che ci sia alcun parere ed allora, prima dell’approvazione definitiva il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a nostro avviso, dovrà procedere ad acquisirli. Dovrà essere, inoltre, predisposto un ulteriore decreto per le opere di importo fino a € 2.500.000.
La storia infinita continua.

 

A cura di arch. Paolo Oreto, pubblicato su LavoriPubblici.it del 14/06/2018


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