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Codice dei contratti: Per la Commissione UE non è conforme alla Direttiva 2011/7/UE

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GIU 18

Il 7 giugno la Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato sulla non conformità del Codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 50/2016 alla direttiva 2011/7/UEsui ritardi di pagamento.

Nel mese di aprile 2017 l'Italia con il D.lgs. n. 56/2017 (cosiddetto “decreto correttivo”) ha apportato un innumerevole numero di modifiche al Codice dei contratti e con una delle stesse, in particolare con l’inserimento dell’articolo 113-bis rubricato “Termini per l’emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti”, ha esteso sistematicamente a 45 giorni, decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, i tempi per la predisposizione dei certificati di pagamento. Le autorità italiane sostengono che tale ulteriore periodo sia necessario ai fini delle verifiche, anche qualora siano già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche. A parere della Commissione europea tale disposizione si configura come una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento. La direttiva dispone, infatti, che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi.
Ricordiamo che:

Ovviamente la soluzione adottata con la modifica introdotta dalla Legge di Bilancio non dovrebbe essere del tutto esaustiva per la Commissione europea per il semplice fatto che l’emissione del certificato di pagamento è uno degli ultimi atti nel procedimento di registrazione nei documenti contabili dei lavori eseguiti.
L'Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE.
A nostro avviso, leggendo attentamente la direttiva europea è corretto ipotizzare che la maturazione del credito da parte dell’impresa si verifica a quella data in cui vengono registrati nel libretto delle misure e nel registro di contabilità i lavori eseguiti con contestuale raggiungimento della rata di acconto prevista nel contratto sottoscritto. Da quella data scatta il termine di 30 giorni previsto dall’articolo 4, comma 3, lettera a) della Direttiva 2011/7/UE. Il punto non è, quindi quello relativo ai giorni necessari all’emissione del certificato di pagamento fissato adesso in 30 giorni ma quello relativo ai giorni intercorrenti tra la data di maturazione del credito e la data di effettivo pagamento che è, quasi sempre, superiore, ed anche di molto ai 30 giorni.
Riepilogando e riassumendo, la situazione del possibile deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia dell'UE è la seguente:

  1. nel pacchetto d’infrazioni comunicate il 15 febbraio 2017 l’Italia viene esortata a conformarsi alla direttiva sui ritardi di pagamento per proteggere le PMI nelle loro relazioni commerciali (leggi articolo[P1] );
  2. Il 13 luglio 2017 la Commissione europea invia una lettera di costituzione in mora all'Italia per quanto riguarda l’articolo 113-bis del Codice dei contratti che estendeva sistematicamente i tempi di elaborazione del pagamento delle fatture relative a lavori pubblici di 45 giorni;
  3. Il 7 dicembre 2017 la Commissione europea decide di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE a causa del sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme dell'UE in materia di pagamenti (direttiva sui ritardi di pagamento, direttiva 2011/7/UE);
  4. Il 7 giugno 2018 la Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato in quanto il Codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 50/2016 non è conforme alla direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento.

 

Pubblicato su LavoriPubblici.it, a cura di arch. Paolo Oreto del 12/06/2018


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