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Soccorso istruttorio sempre dovuto nel procedimento amministrativo

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GIU 18

È di particolare rilevanza pratica la pronuncia del Tar Sardegna, Cagliari, sezione I, n. 527/2018 che si occupa della doverosità del soccorso istruttorio disciplinato dall' articolo 6 della legge 241/1990, la cui estensione applicativa deve ritenersi addirittura ampliata dalla nuova configurazione del soccorso integrativo disciplinato nel codice dei contratti (articolo 83, comma 9).

La vicenda Il caso ruota attorno al provvedimento di esclusione del ricorrente da una procedura per la concessione di contributi diretti a sovvenzionare l' assunzione di personale da parte delle strutture ricettive nei periodi di cosiddetta «bassa stagione» avviata dalla regione Sardegna. Il vizio consisteva nel fatto che la domanda di agevolazioni fosse intestata a un soggetto diverso da quello che risultava dalla documentazione successivamente prodotta. Il ricorrente, impugnando l' estromissione, ha eccepito la violazione dell' articolo 6 della legge 241/1990 e dell' articolo 83 del Dlgs 50/2016 in quanto - in luogo dell' esclusione dalla procedura - l' amministrazione avrebbe dovuto adempiere al dovere di soccorso istruttorio e consentire, pertanto, la regolarizzazione della domanda.
Secondo le ragioni del convenuto, invece, il soccorso istruttorio non poteva essere praticabile considerato che la sottoscrizione della domanda da parte di un soggetto diverso dall' impresa interessata e destinataria del finanziamento «costituisce un vizio radicale della domanda di contributo, che impedisce una corretta imputazione degli effetti giuridici riconducibili alla medesima e la cui sanatoria comporterebbe una violazione della par condicio».
La decisione Il giudice ha ritenuto eccessivamente formalistico il rilievo considerata la «latitudine applicativa» dell' articolo 6, comma 1, lettera b), della legge 241/1990 che impone all' amministrazione di richiedere chiarimenti all' interessato non solo «a rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete» ma anche di «ordinare esibizioni documentali». Secondo quanto si legge in sentenza, il responsabile del procedimento avrebbe dovuto invitare i due soggetti implicati nella vicenda al fine di chiarire l' errore commesso.
Questa attività di supporto istruttorio nei confronti del richiedente è doverosa al netto di limiti estrinseci ravvisabili nel solo rispetto del principio della par condicio. Occorre però evidenziare che questi limiti devono essere ripensati proprio per effetto della fattispecie del soccorso istruttorio integrativo (introdotta dall' articolo 39, comma 1, del Dl 90/2014 convertito dalla legge 114/2014) secondo cui le carenze formali essenziali non determinano l' immediata esclusione ma obbligano il Rup a richiedere l' integrazione entro il termine di 10 giorni. Questa disposizione ha l' effetto di ridurre «notevolmente la portata del principio del rispetto della par condicio nei procedimenti di affidamento dei contratti pubblici e nel contempo ampliano l' istituto del dovere di soccorso istruttorio».
E questo si riflette, secondo il giudice, anche sull' estensione del dovere di soccorso istruttorio nella generalità degli altri procedimenti di massa «nei quali, pertanto, è doveroso provvedere a quelle integrazioni documentali che consentano di superare la mancanza o incompletezza delle dichiarazioni presentate dagli interessati». Circostanza che ha la conseguenza di una perdita di rilevanza del principio della parità del trattamento proprio nell' ambito di quei procedimenti nei quali l' attribuzione dell' utilità cui aspirano i partecipanti alla procedura non è operata attraverso una valutazione comparativa delle domande ma è assegnata «sino ad esaurimento delle risorse disponibili previa verifica della sussistenza di tutti i requisiti di cui all' Avviso».

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 11/06/2018 - autore STEFANO USAI


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