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Criterio di aggiudicazione contestabile solo alla fine del procedimento

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07
GIU 18

La clausola che determina il criterio di aggiudicazione dell' appalto può essere impugnata esclusivamente con l' aggiudicazione o unitamente ad altro atto conclusivo del procedimento di evidenza pubblica. È questo il principio affermato dal Tar per la Lombardia, sede di Milano, con la sentenza n. 1378/2018 .

Il caso Il Ministero della Difesa bandisce la gara per l' affidamento, con il criterio del minor prezzo, dell' appalto del servizio annuale di riparazione dei veicoli gestiti dal Comando legione Carabinieri Lombardia. Un operatore del settore impugna tuttavia il bando nella parte in cui vi si individua il metodo di aggiudicazione del criterio del minor prezzo in luogo di quello dell' offerta economicamente più vantaggiosa: il ricorrente lamenta, in particolare, che l' appalto, avendo ad oggetto un servizio ad alta specializzazione o comunque di natura tecnica e intellettuale di valore superiore a euro 40.000, non poteva essere aggiudicato con il criterio del prezzo più basso ma avrebbe dovuto essere aggiudicato con il criterio dell' offerta economicamente più vantaggiosa. I precedenti Con la pronuncia in rassegna il Tar Lombardia afferma che, in via generale, sono autonomamente impugnabili le sole clausole del bando di gara che, in quanto impeditive della partecipazione alla gara, sono immediatamente lesive dell' interesse del potenziale concorrente: tra queste non rientra tuttavia la clausola che determina il criterio di aggiudicazione dell' appalto, che può essere impugnata esclusivamente con l' aggiudicazione o con altro atto conclusivo del procedimento di evidenza pubblica. Il Giudice lombardo richiama, sul punto, quanto recentemente affermato dall' Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza n. 4/2018, secondo la quale, in applicazione del principio dell' interesse, le clausole del bando di gara che non rivestano portata escludente devono essere censurate unitamente al provvedimento lesivo e possono essere impugnate unicamente dall' operatore economico che abbia partecipato alla gara o manifestato formalmente il proprio interesse alla procedura. Il Consiglio di Stato aveva precisato, sul punto, che né il vecchio Codice dei contratti né il nuovo Codice impongono all' offerente di impugnare immediatamente la clausola del bando che stabilisce il criterio di aggiudicazione, ove la ritenga errata: versandosi nello stato iniziale ed embrionale della procedura, infatti, non vi sarebbe né prova né alcun indizio della circostanza che l' impresa ricorrente non sarebbe prescelta quale aggiudicataria, mentre in tal modo si imporrebbe all' offerente di denunciare la clausola del bando sulla scorta della preconizzazione di una futura ed ipotetica lesione, al fine di tutelare un interesse (quello strumentale alla riedizione della gara), certamente subordinato rispetto all' interesse primario (quello a diventare aggiudicatario), del quale non sarebbe certa la non realizzabilità. La decisione Sulla scorta di tali principi, con la pronuncia in rassegna il Tar Lombardia ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse in quanto il ricorso principale aveva ad oggetto la sola disciplina di gara ma non contestava alcun provvedimento di aggiudicazione: l' interesse a ricorrere - prosegue il Giudice amministrativo - quale condizione fondamentale per l' esercizio dell' azione, è rappresentato dall' utilità, anche di carattere strumentale, che il ricorrente potrebbe trarre dall' accoglimento delle domande proposte (sul punto si veda Consiglio di Stato, sentenza n. 1643/2018), mentre, nel caso di specie, il ricorrente non potrebbe ricavare alcuna utilità dall' accoglimento dell' impugnazione, in assenza di un formale provvedimento di aggiudicazione della procedura oggetto di contestazione.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 07/06/2018 - autore ILENIA FILIPPETTI


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