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Il Governo apre subito il dossier appalti: Anac e dirigenti nel mirino

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07
GIU 18

Il governo apre subito il dossier del codice degli appalti perché - ha spiegato ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera - è necessario far ripartire subito le infrastrutture.

Il premier ha svolto una sua analisi, non priva di originalità almeno su un punto: la macchina della pubblica amministrazione è paralizzata dall' inerzia di dirigenti e funzionari, soggetti oggi a pesanti responsabilità penali ed erariali in un quadro normativo nuovo. Rispetto al tam tam generico che attribuisce al codice le principali responsabilità del blocco, Conte introduce una variabile che si avvicina al cuore del problema. «Oggi è più facile stare fermi che agire», dice con riferimento alle amministrazioni che emettono bandi di gara per avviare un' opera. Poco importa se siano state davvero le norme a paralizzare la Pa o se la Pa abbia "cavalcato" la novità normativa per rallentare e fermare tutto. Comunque qui è il problema, oggi. Quale sia la soluzione che ha in mente Conte lo fa intuire tirando in ballo il secondo pezzo - questo meno limpido - della sua analisi. Se la prende con l' Anac (guidata da Raffaele Cantone), ma al tempo stesso dice che non va depotenziato. «Cercheremo - ecco le parole del premier - di valutare bene il ruolo dell' Anac, che non va depotenziato evidentemente, ma sicuramente in questo momento non abbiamo dall' Anac quei risultati che ci attendevamo. Forse avevamo investito troppo, possiamo valorizzarla, ma in una funzione, una prospettiva diversa: più prevenzione». Qui il premier dà la sua ricetta: rafforzare il ruolo dell' Anac «in funzione di certificazione anticipata». Che l' Anac sia stata notevolmente potenziata nei suoi poteri con il codice appalti è noto. Molti oggi pensano che quei poteri andrebbero ridotti o ridimensionati. Questo spiega la reazione dell' Autorità anticorruzione che, in una nota polemica, ha espresso «stupore» e ha invitato il premier a partecipare alla Relazione annuale il 14 giugno per vedere i risultati conseguiti ed eventualmente valutare dove intervenire. Quello che non fila del tutto nel discorso di Conte è il riferimento alla prevenzione: perché il rafforzamento del ruolo dell' Anac è passato proprio per un potenziamento dei poteri della soft law, cioè prevenzione e chiarimenti anticipati alle amministrazioni. Quello che Conte dice di voler fare c' è già nel codice ed è proprio il suo aspetto qualificante. Purtroppo molte amministrazioni hanno però usato questa "consulenza preventiva" dell' Anac per sollevare spesso questioni scontate. Quello che il governo dovrà spiegare è se vorrà continuare nell' attuazione del codice, oggi ferma a 26 decreti su 62, oppure intervenire con una correzione legislativa.

 

A cura di Il Sole 24 Ore del 07/06/2018 pag. 6 - autore Giorgio Santilli


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