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I compensi dei commissari di gara sono insostenibili per i mini-Enti

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MAG 18

Il decreto ministeriale che fissa i compensi dei commissari di gara che devono aggiudicare contratti pubblici determina un aggravio insostenibile per i piccoli comuni; illegittimo e fuori delega l' indicazione di un limite minimo ai compensi dei commissari.

E' quanto sostiene la centrale di committenza campana Asmel che ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto ministeriale Infrastrutture- Economia del 12 febbraio 2018 entrato in vigore il 2 maggio scorso, che fissa i compensi per i commissari di gara (si veda ItaliaOggi del 19/5/2018). In realtà il nuovo sistema di nomina dei commissari di gara, esterni alla stazione appaltante, ancora non può entrare a regime in quanto mancano le Linee guida Anac relative alle modalità di funzionamento dell' albo previsto dall' articolo 77 del codice. Al centro del ricorso la scelta ministeriale di fissare non solo il tetto massimo, ma anche il minimo di tali compensi. Si prevede infatti che i commissari di gara siano remunerati, al netto delle spese di viaggio, con un minimo di 3000 euro. L' Asmel stima che per ogni gara anche di piccolo importo, l' aggravio minimo per i comuni sarà di almeno 11 mila euro (3 mila euro per tre commissari più altri 1500/2000 euro circa per i rimborsi spese). Il decreto prevede tariffe differenziate per importi: In particolare per i servizi di ingegneria e architettura viene fissato un compenso variabile: da 3 mila a 8 mila euro per appalti inferiori o pari a 200 mila euro; da 6 mila a 15 mila euro per appalti superiori a 200 mila euro e inferiore o pari a 1.000.000 euro; da 12 mila a 30 mila euro per appalti superiori a 1.000.000 di euro. Il decreto, che dà attuazione all' articolo 77 comma 10 del codice dei contratti, fissa anche in 168 euro l' ammontare della tariffa di iscrizione all' albo dei componenti della commissione giudicatrice, da pagare con cadenza annuale e con possibilità di rideterminare la quota a partire dal terzo anno. La tariffa non sarà comunque dovuta dai dipendenti pubblici nel caso in cui gli stessi richiedano di svolgere la funzione di commissario in funzione della stazione appaltante di appartenenza (a questi ultimi non spetta neanche alcun compenso). Nel ricorso l' attenzione si appunta però sulle tariffe che le amministrazioni devono corrispondere ai commissari e si legge nel ricorso che «il dm impugnato pone, sullo stesso piano l' attività prestata da una commissione giudicatrice nominata per un appalto di lavori per complessivi 20 milioni, con quella per un appalto di importo complessivo, ad esempio, di 80 mila euro». Ad avviso dei ricorrenti la scelta ministeriale non tiene neanche conto dei vincoli posti per l' accesso ai fondi europei che fissano al 12% il tetto per le spese generali, comprensive anche di quelle propedeutiche alla gara (progettazione, direzione lavori, coordinamento sicurezza ecc.). Per prassi, si legge nel ricorso, i comuni seguono la stessa regola anche negli appalti non finanziati da fondi Ue. Lo spettro paventato da Asmel, è quello del «blocco delle gare di importo inferiore al mezzo milione, che rappresentano la stragrande maggioranza degli appalti comunali».

 

A cura di Italia Oggi del 29/05/2018 pag. 32 - autore ANDREA MASCOLINI


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