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Così il confine che separa le offerte migliorative dalle varianti progettuali

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MAG 18

Due sentenze, entrambe pubblicate il 14 maggio, contribuiscono a chiarire la differenza tra offerte migliorative e varianti progettuali: le prime non incidono su struttura, funzione e tipologia del progetto posto a base di gara ma investono singole lavorazioni o aspetti tecnici dell' opera; le seconde apportano modifiche al progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per cui sono ammissibili solo se previste nel bando di gara.

Lo affermano la quinta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 2853/2018 e Tar Lombardia, sezione di Brescia, con la n. 478/2018. La decisione del Consiglio di Stato La quinta sezione analizza il caso di un appalto di lavori in cui non erano consentite offerte in variante e la commissione giudicatrice non avrebbe considerato valutabili le offerte che si sarebbero poste in contrasto con la previsione di migliorie presentate dai concorrenti. Obbligo non rispettato perché il concorrente avrebbe proposto delle «opere aggiuntive» diverse e in variante rispetto al progetto della stazione appaltante, tali per giunta da rendere necessarie nuove autorizzazioni. Motivo reputato infondato dalla quinta sezione che ripercorre le differenze tra offerte migliorative e varianti progettuali: le prime consistono «in soluzioni tecniche che, senza incidere sulla struttura, sulla funzione e sulla tipologia del progetto a base di gara, investono singole lavorazioni o singoli aspetti tecnici dell' opera, lasciati aperti a diverse soluzioni»; le seconde sono «modifiche del progetto dal punto di vista tipologico, strutturale e funzionale, per la cui ammissibilità è necessaria una previa manifestazione di volontà della stazione appaltante, mediante previsione contenuta nel bando di gara ed individuazione dei requisiti minimi che segnano i limiti entro i quali l' opera proposta dal concorrente costituisce un aliud rispetto a quella prefigurata dalla pubblica amministrazione». Secondo i giudici di Palazzo Spada, possono essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto meglio corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste. Non sono, invece, ammesse le varianti progettuali che, traducendosi in una diversa idea dell' oggetto del contratto, alternativa al disegno progettuale originario, stravolgano quest' ultimo. La necessità di nuovi titoli abilitativi non è, di per sé, indice di qualificazione dell' intervento in termini di variante piuttosto che di proposta migliorativa, né i tempi previsti per il relativo rilascio incidono sull' ammissibilità della soluzione proposta. L' interpretazione del Tar Brescia Di un appalto di lavori pubblici tratta anche la sezione di Brescia del Tar Lombardia. Tra i motivi di ricorso vi è la lesione dei principi di trasparenza e par condicio visto che le varianti migliorative proposte non sarebbero ammissibili poiché avrebbero contraddetto le caratteristiche delle prestazioni puntualmente enucleate dalla stazione appaltante, la quale non ha accordato una facoltà di deroga stabilendo i requisiti minimi e le modalità specifiche di elaborazione delle varianti. Anche in questo caso i giudici respingono la tesi, sulla base dell' orientamento giurisprudenziale consolidato che tiene distinte la nozione di mera miglioria rispetto al progetto da quella di vera e propria variante: le prime possono liberamente esplicarsi su tutti gli aspetti lasciati aperti a diverse soluzioni sulla base del progetto posto a base di gara e oggetto di valutazione, rimanendo comunque preclusa la modificabilità delle caratteristiche progettuali già stabilite dall' amministrazione; le seconde consistono in modifiche sostanziali del progetto, in modo che è necessaria la previsione nella disciplina di gara che individui i requisiti minimi. Ne deriva che possono essere considerate proposte migliorative tutte quelle precisazioni, integrazioni e migliorie che sono finalizzate a rendere il progetto prescelto più corrispondente alle esigenze della stazione appaltante, senza tuttavia alterare i caratteri essenziali delle prestazioni richieste. Dunque, la commissione giudicatrice non può premiare «varianti progettuali» che implicano un' impostazione incompatibile con il progetto posto a base di gara e che proprio per questo devono essere autorizzate dalla lex specialis per garantire il rispetto della par condicio tra le imprese partecipanti. 

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 22/05/2018 - autore AMEDEO DI FILIPPO


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