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Codice appalti: Oggi ancora incompleto a due anni dall’entrata in vigore

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APR 18

Compie oggi i 2 anni di entrata in vigore il Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50recante “Codice dei contratti pubblici” che, purtroppo, non è ancora entrato compiutamente in vigore per il fatto stesso mancano all’appello una notevole quantità di decreti attuativi.

Fu, sin da subito, comprensibile come il nuovo codice dei contratti non sarebbe stata la panacea di tutti i mali che affliggevano i lavori pubblici non ultimo la corruzione ma nessuno poteva aspettarsi che oggi a distanza di due anni, pur con leggi di modifica che ne hanno cambiato in gran parte i connotati avremmo avuto un Codice che si dimena tra provvedimenti non approvati, pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle competenti Commissioni parlamentari, linee guida ed altri provvedimenti dell’ANAC.
Ma, andiamo con ordine.
Il testo del decreto legislativo n, 50/2016, probabilmente, fu predisposto velocemente e senza i controlli necessari tanto che nel mese di luglio del 2016 fu pubblicato, sulla Gazzetta ufficiale n. 164 del 15 luglio 2016, un avviso di rettifica di ben 8 pagine in cui erano inserite circa 170 correzioni (su un testo composto da 220 articoli) che modificano circa 100 articoli pari al 44% dell'articolato (leggi articolo).
Successivamente, alcune modifiche furono inserite:

Ad un anno esatto dell’entrata in vigore arrivò, poi, il decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (c.d. "decreto correttivo") composto da 131 articoli in cui sono riportate circa 400 modifiche a circa 130 articoli del Codice Successivamente, ulteriori modifiche furono inserite:

Di certo, in fatto di correzioni, questo nuovo Codice batte ogni record con circa 600 correzioni e modifiche sulla maggior parte dei 220 articoli che lo compongono.
In aggiunta al testo base c’è, anche da segnalare che, in atto, agli articoli del Codice dobbiamo aggiungere i 114 articoli del Regolamento n. 207/2010 ancora in vigore(vedi parte residuale Regolamento n.207/2010) e precisamente:

Agli articoli del Codice dei contratti dobbiamo, anche, aggiungere i residuali 14 articoli (1-6, 8, 16-19, 27, 35-36) del Capitolato generale d’appalto di cui al Decreto Ministero dei lavori pubblici 19 aprile 2000, n, 145 (vedi parte residuale DM n. 145/2000) parzialmente abrogato dal Regolamento n. 207/2010.
Ma vediamo di tirar fuori altri numeri del pasticcio.
Dopo 32 pareri del Consiglio di Stato che iniziano con il parere n. 855 dell’1 aprile 2016 e terminano, in atto, con il parere n. 966 del 13 aprile 2018 (vedere per credere), 25 provvedimenti a carico dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’ANAC già approvati ci ritroviamo, a distanza di due anni dall’entrata in vigore del Codice dei contratti, con 39 provvedimenti ancora da approvare da parte dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da parte dell’ANAC (vedi tabella allegata).
Restano irrisolti, tra gli altri, e non crediamo possano essere risolti sino all’insediamento del nuovo Parlamento, tra i tanti,  i problemi relativi:

Ovviamente i conti non tornano (leggi notizia) e pur non essendo possibile quantificare il numero di articoli che saranno contenuti nei 64 nuovi provvedimenti attuativi previsti per il codice dei contratti, non è difficile constatare che già oggi (vedi tabella provvedimenti attuativi), con soltanto 25 provvedimenti approvati (circa il 40% del totale di 64), che la sbandierata semplificazione non solo non c’è stata, ma che il nuovo sistema che è nato ha reso e renderà il comparto delle opere pubbliche, se non viene individuato dal nuovo Governo il sistema per uscire da questo ginepraio, più iperstatico di quello vigente prima del 18 aprile 2016 con un numero di provvedimenti e, quindi, di norme di gran lunga maggiore di quello previgente. Chi ha pensato che con l’adeguamento della normativa nazionale alle Direttive europee, l’Italia avrebbe avuto finalmente la possibilità di redigere una nuova normativa semplice, moderna e facilmente attuabile, indubbiamente si sbagliava. Chi aveva detto che si trattava di semplificazione, affermando che i 600 articoli dei previgenti Codice e Regolamento venivano sostituiti soltanto da 220 articoli e che da oltre 2000 articoli e commi si passava a 217 articoli, ha bleffato perché tra due norme non è possibile confrontare il numero di articoli che a volte hanno un solo comma ed altre volte diecine di commi e quando, tra l’altro, una delle due norme da confrontare per entrare a regime ha necessità di 64 provvedimenti attuativi.

 

A cura di LavoriPubblici.it del 18/04/2018 - autore arch. Paolo Oreto


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