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Gare senza best practices

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APR 18

Nelle nuove linee guida Anac sull' aggiudicazione degli appalti mancano best practices utili a superare le difficoltà applicative riscontrate in questi ultimi due anni, cioè da quando vige l' obbligo di appaltare lavori sulla base del progetto esecutivo.

Lo afferma il Consiglio di stato nel parere, favorevole, reso il 13 aprile 2018 (n. 966) sullo schema di delibera Anac che aggiorna le linee-guida 2/2016 relative alla disciplina dell' offerta economicamente più vantaggiosa, l' ultima che l' Autorità arriva ad adeguare dopo le modifiche apportate dal primo decreto correttivo (n. 56/2017) del codice dei contratti pubblici. Adesso spetta all' Autorità decidere se ampliare il contenuto delle nuove indicazioni che si sono mosse nell' ambito di «un aggiornamento privo di carattere novativo», di fatto consistente in un mero adeguamento alle ultime novità normative, al punto che non è neanche stata effettuata la consultazione pubblica con gli stakeholders. Il decreto 56/2017 ha infatti toccato da un lato l' ambito oggettivo di applicazione del criterio di aggiudicazione, dall' altro il limite massimo attribuibile al peso della componente economica (30% del totale secondo il novellato comma 10-bis dell' articolo 95) e ha rivisto i casi in cui si può ricorrere al criterio del prezzo più basso (comma 4, articolo 95 del codice). Il parere prende atto che, come rappresentato dall' Anac, lo schema di delibera si limita alle modifiche strettamente necessarie ad adeguare le Linee guida n. 2 alle modifiche medio tempore intervenute nell' ambito della disciplina primaria rilevante, astenendosi dall' impartire istruzioni operative, e innovative, sulle modalità di attuazione delle correzioni introdotte. Ciononostante i giudici sottolineano che «sarebbe stato auspicabile ampliare il campo di indagine al fine di offrire agli operatori del settore uno strumento ancora più utile per la gestione delle procedure di aggiudicazione» , anche «valorizzando in modo adeguato l' esperienza applicativa del primo biennio». Questo anche perché le linee guida sono «finalizzate (inter alia) a promuovere l' efficienza e la qualità dell' attività delle stazioni appaltanti, nonché a favorire lo sviluppo delle migliori pratiche». Nel parere si fa anche un esempio di intervento mancato: il comma 4 dell' articolo 95 (ipotesi di ricorso al prezzo più basso) per il quale sarebbe stato utile fornire «criteri per orientare la discrezionalità delle amministrazioni sulla scelta del criterio di aggiudicazione». Una delle ragioni dell' intervento dell' Anac viene infatti ravvisato anche nella necessità di «orientare con un ragionevole grado di certezza la scelta delle amministrazioni». Analogo discorso per la nuova norma (comma 14-bis dell' articolo 95) secondo la quale «in caso di appalti aggiudicati con il criterio dell' Oepv le stazioni appaltanti non possono attribuire alcun punteggio per l' offerta di opere aggiuntive rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo a base d' asta». Premesso l' intento condiviso di evitare che su progetto esecutivo si possa premiare elementi «avulsi» rispetto all' oggetto di affidamento, i giudici evidenziano comunque l' esistenza di un «duplice vincolo (quello derivante dalla sostanziale immodificabilità della progettazione e quello - nuovo - derivante dalla non valutabilità di opere aggiuntive) che rende quanto mai difficoltosa l' enucleazione di criteri idonei a valutare gli aspetti qualitativi dell' offerta». Su questo l' Anac avrebbe dovuto dire qualcosa. Così (suggerendo metodologie e parametri di valutazione della qualità delle offerte) si sarebbe favorita una gestione più utile ed efficace delle procedure, consentirebbe di superare un' impasse amministrativa.

 

A cura di Italia Oggi del 17/04/2018 pag. 33 - autore ANDREA MASCOLINI


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