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Appalti, l'istanza di rottamazione non sana l'irregolarità fiscale

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APR 18

Sussiste l' irregolarità fiscale anche nel caso in cui il concorrente, dopo la notifica della cartella di pagamento e successivamente al termine ultimo per la presentazione delle offerte, abbia presentato all' Agenzia delle entrate l' istanza di «rottamazione del ruolo» ex articolo 6 Dl n. 193 del 2016.

E ciò perché la cartella esattoriale può essere impugnata solo per vizi formali e quindi tale impugnazione non incide sulla definitività della violazione fiscale, la quale risulta accertata attraverso la stessa emanazione della cartella. Tanto è stato stabilito dalla Quinta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 2049/2018 . Nel giungere alla richiamata conclusione, il Giudice amministrativo, con la sentenza in commento, precisa che il concorrente deve essere escluso dalla gara d' appalto per irregolarità fiscale in caso di gravi violazione divenute definitive.
Ciò posto, sempre secondo il Consiglio di Stato, ai sensi dell' articolo 80 del Dlgs n. 50 del 2016, il concorrente può non essere escluso solo nel caso in cui abbia ottemperato agli obblighi fiscali pagando o impegnandosi a pagare prima della scadenza del termine per la presentazione dell' offerta. I fatti di causa Con l' appello proposto dinanzi al Consiglio di Stato la parte ricorrente impugnava una sentenza del Tar Lazio, che aveva confermato la legittimità dell' esclusione della ricorrente dalla gara per irregolarità fiscali e di tutti gli altri atti presupposti e connessi. Segnatamente, l' appellante contestava la sentenza, deducendone l' erroneità per errore sul fatto e sostenendo la non definitività dell' accertamento della violazione fiscale, in quanto aveva impugnato la cartella di pagamento e in ogni caso presentato l' istanza di «rottamazione del ruolo» ex articolo 6 Dl n. 193 del 2016.
Tale istanza era stata presentata dall' impresa interessata solo dopo la scadenza del termine di presentazione delle domande di gara. A tal riguardo il Supremo consesso si interrogava in ordine all' applicabilità nel caso di specie dell' articolo 80, comma 4 del Dlgs n. 50 del 2016, che inserisce tra i motivi di esclusione l' irregolarità fiscale. Posizione del Consiglio di Stato Preliminarmente, il Collegio con la sentenza in commento ha precisato che il giudizio avverso la cartella di pagamento introduce una lite attinente alla fase della riscossione. La cartella esattoriale può essere impugnata solo per vizi formali e quindi tale impugnazione non incide sulla definitività della violazione fiscale, la quale risulta accertata attraverso la stessa emanazione della cartella. Ciò perché la sussistenza del debito tributario deriva da atti divenuti definitivi prima dell' iscrizione e pertanto non può più essere messa in discussione.
Pertanto, la pendenza del giudizio tributario avverso la sola cartella di pagamento non integra la fattispecie della «non definitività» dell' accertamento tributario. Inoltre, rileva il Supremo consesso che non ha alcun rilievo l' istanza di «rottamazione del ruolo» ex articolo 6 Dl n. 193 del 2016, formulata in data successiva alle presentazione dell' offerta. Ciò perché, in conformità all' articolo 80 Dlgs n. 50 del 2016, la regolarità fiscale e contributiva dei concorrenti deve sussistere al momento della presentazione dell' offerta, residuando la possibilità di sanare eventuali difformità esclusivamente fino a tale data. Di conseguenza nel caso di specie risulta integrata la causa di esclusione della grave irregolarità fiscale in quanto le violazioni sono definitivamente accertate e presentano il requisito della gravità di cui all' articolo 80 Dlgs 50 del 2016, poiché trattasi di un debito superiore ad euro 10.000 euro, derivante «dalla notifica di una o più cartelle di pagamento».

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 16/04/2018


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