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Appalti, il costo medio del lavoro non è un «minimo salariale inderogabile»

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29
MAR 18

Le tabelle ministeriali di cui all' articolo 23, comma 16, del Codice degli appalti esprimono soltanto un costo medio della manodopera, che costituisce un parametro di riferimento non assoluto né inderogabile.

L'unico valore inviolabile in sede di offerta è invece costituito dai trattamenti salariali minimi inderogabili stabiliti dalla legge o da fonti autorizzate, previsti dall' articolo 97, comma 6. È quanto chiarito dal Tar Lazio, Roma, Sezione III quater con la pronuncia n. 3081/2018 . Il caso In una gara per l' affidamento del servizio di vigilanza, una delle concorrenti chiede alla stazione appaltante - prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte - un chiarimento sul disciplinare di gara in ordine alla minacciata inammissibilità delle offerte nelle quali il costo medio orario del lavoro fosse risultato inferiore a quello stabilito dal contratto collettivo di settore. La stessa concorrente presenta l' offerta vincitrice ma, all' esito della verifica dell' anomalìa, emerge che l' impresa aveva giustificato il prezzo proposto indicando un costo medio orario inferiore a quello previsto nella tabelle ministeriali. La seconda classificata propone ricorso al Tar, in quanto la risposta divulgata dalla stazione appaltante aveva finito per danneggiarla poiché, attenendosi alle indicazioni fornite dalla stazione appaltante, aveva formulato un prezzo orario superiore a quello indicato dal Ministero quale parametro tabellare, collocandosi in tal modo alle spalle dell' impresa aggiudicataria che, al contrario, aveva ignorato le indicazioni fornite dalla Pa. La decisione Con la pronuncia in rassegna il Tar Lazio ha ritenuto il ricorso infondato. Contrariamente alle indicazioni fornite dalla stazione appaltante durante lo svolgimento della gara, la giurisprudenza ha infatti chiarito che le tabelle ministeriali di cui all' articolo 23, comma 16, del Dlgs n. 50/2016 - richiamate, ai fini della giustificazioni da rendere in sede di verifica dell' anomalia, dall' articolo 97, comma 5, lett. d) - esprimono soltanto il costo medio della manodopera, quale parametro di riferimento non assoluto né inderogabile: tali tabelle svolgono una funzione meramente indicativa, suscettibile di scostamento in relazione a valutazioni statistiche ed analisi aziendali che dimostrino l' esistenza, in capo alla singola impresa, di una particolare organizzazione in grado di giustificare la sostenibilità dei costi inferiori (si veda anche Tar Lazio, Roma, n. 12873/2016). L' unico valore non modificabile è invece costituito dai trattamenti salariali minimi inderogabili stabiliti dalla legge o da fonti autorizzate, secondo quanto previsto dall' articolo 97, comma 6, del medesimo Dlgs n. 50/2016. La previsione della necessaria esclusione dalla gara del concorrente che avesse offerto un costo medio orario del lavoro inferiore a quello previsto nei contratti collettivi di riferimento - ovverosia un costo inferiore a quello indicato nelle tabelle ministeriali di settore - integra un' ipotesi di prescrizione «a pena di esclusione» ulteriore rispetto a quelle tassativamente previste dal Codice dei contratti pubblici, ed in quanto tale sanzionata di nullità rilevabile d' ufficio dal Giudice amministrativo ai sensi degli articoli 83, comma 8, ultimo periodo Dlgs n. 50/2016 e 31, comma 4, secondo periodo del Codice del processo amministrativo. Rilevata pertanto la nullità di questa previsione, che va considerata tamquam non esset , risulta corretta la valutazione della stazione appaltante che, in sede di verifica dell' anomalia, ha ritenuto ammissibili le giustificazioni fornite dall' impresa aggiudicataria sul costo del lavoro e, conseguentemente, ha valutato come congrua l' offerta, alla luce del fatto che «le giustificazioni addotte dal concorrente vertono sulla possibilità della Società, nell' ambito della propria organizzazione ed utilizzo di particolari istituti di legge, di poter ridurre il costo del lavoro, senza intaccare il minimo tabellare e gli oneri accessori di spettanza del lavoratore come da Ccnl di categoria». Conclusioni Il Tar conclude pertanto che la valutazione effettuata dalla stazione appaltante risultava immune dai vizi, con la conseguenza che, dopo aver disapplicato la clausola della lex specialis affetta da nullità radicale - ovverosia da una nullità che avrebbe dovuto essere percepita come tale anche dai concorrenti, data la sua macroscopica contrarietà alla legge - la stessa stazione appaltante aveva correttamente provveduto all' aggiudicazione della gara, in conformità alle prescrizioni contenute all' interno del Codice dei contratti pubblici. 

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 29/03/2018 - autore ILENIA FILIPPETTI


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