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Appalti, anche i revisori legali devono dichiarare l'assenza di condanne penali

Appalti, anche i revisori legali devono dichiarare l'assenza di condanne penali
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13
MAR 18

I revisori legali, se hanno poteri incisivi di particolare ampiezza nella rappresentanza dell' impresa e nel compimento di atti decisionali, devono effettuare la dichiarazione prevista dall' articolo 80 del Codice appalti.

L' omissione non è sanabile neanche attraverso il successivo ricorso alle misure di self-cleaning, che possono ritenersi efficaci solo pro futuro, relativamente alle gare indette successivamente alla loro adozione. È quanto afferma il Tar Brescia, con la sentenza 26 febbraio 2018 n. 218 , intervenuto affermando la necessità di rendere la dichiarazione circa l' assenza di condanne penali anche con riferimento ai revisori legali dell' impresa, facendo chiarezza sul momento in cui possono essere adottate misure di self cleaning. L' individuazione dei soggetti obbligati Il Collegio ha respinto il ricorso avverso il provvedimento di revoca dell' aggiudicazione disposto per la violazione (articolo 80 comma 3 del Dlgs 50/2016) dell' obbligo di produrre la dichiarazione relativa ai precedenti penali anche a carico del revisore legale condannato per bancarotta. Il Tar ha rilevato che, ancorché nessun esplicito riferimento al revisore legale sia rinvenibile nella legge, nelle linee guida dell' Anac, né nella lettera di invito o nei modelli predisposti dalla stazione appaltante, il tenore letterale dello stesso articolo 80 citato non lascia adito ad alcun dubbio sul relativo obbligo. Per il Collegio, infatti, anche se privo di efficacia precettiva, un accenno alla figura del Revisore come soggetto tenuto alle dichiarazioni di cui all' articolo 80 del Codice appalti compare nei Comunicati del Presidente dell' Anac del 26 ottobre 2016 e dell' 8 novembre 2017. Inoltre, in riferimento al testo di legge, è da riconoscersi che l' elencazione dei soggetti tenuti alle dichiarazioni richieste dall' articolo 80 non sia tassativa e contenga comunque il riferimento a categorie di soggetti "non predefiniti". La loro individuazione nel complesso panorama delle possibili figure rilevanti nell' amministrazione delle imprese, pertanto, deve essere guidata dalla ratio della norma, che è quella di " evitare che l' amministrazione contratti con persone giuridiche governate da persone fisiche sprovviste dei necessari requisiti di onorabilità ed affidabilità morale e professionale " (Tar Lazio sentenza n. 9195/2017). Secondo il Collegio, quindi, nella fattispecie in esame la dichiarazione è stata omessa sia dal vicepresidente, sia dal revisore legale e cioè da due soggetti che risultano entrambi riconducibili alla definizione della categoria così come rinvenibile dal Codice e dall' articolo 45 Direttiva 2014/24, che riconduce l' obbligo dichiarativo a "qualsiasi persona" che "eserciti il potere di rappresentanza, di decisione o di controllo" dell' impresa, mirando in tal modo ad una interpretazione sostanzialista della figura. Il ricorso al self cleaning La revoca è stata disposta non solo quale sanzione per l' infedele dichiarazione, ma anche e soprattutto poiché la condanna riportata dal Revisore legale è stata ritenuta ostativa alla partecipazione, in ragione di una compiuta valutazione dell' ente aggiudicatario e non anche per automatismo. Risultano essere, dunque, del tutto irrilevante le azioni preordinate al meccanismo del self cleaning, in quanto poste in essere solo successivamente alla scadenza del termine di presentazione delle domande di partecipazione e cioè tardivamente. Per il Collegio, infatti, è apparso pacifico il principio secondo cui le misure di self-cleaning possono ritenersi efficaci solo " pro futuro, relativamente alle gare indette successivamente alla loro adozione (o comunque non oltre il termine fissato per la presentazione delle offerte, secondo quanto chiarito dalle Linee Guida Anac n. 6 relativamente al nuovo codice dei contratti pubblici), pena la violazione della par condicio dei concorrenti " (da ultimo, Tar Lazio, n. 1092/2018). Conclusioni Ne deriva l' inaccoglibilità del ricorso, atteso che la dichiarazione di cui all' articolo 80 deve provenire anche dai procuratori speciali che hanno poteri incisivi di particolare ampiezza nella rappresentanza dell' impresa e nel compimento di atti decisionali e, dunque, sulla governance.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 13/03/2018 - autore GUIDO BEFANI


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