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Legittimo il bando di gara anche senza sub-pesi e sub-criteri di valutazione

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FEB 18

Nelle gare da aggiudicare con il criterio dell' offerta economicamente più vantaggiosa, quando la valutazione della commissione giudicatrice non è stata delimitata dal bando di gara nell' ambito di sub-pesi e sub-criteri, occorrerà che il verbale contenga una «motivazione discorsiva» del giudizio, al fine di rendere comprensibile l' iter logico seguito in concreto nella valutazione delle offerte tecniche.

È questo il principio affermato dalla V Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 675 /2018 . Il caso Nel marzo 2015 l' Agenzia provinciale di Trento per gli appalti e contratti indice una gara per l' affidamento del servizio di brokeraggio assicurativo da aggiudicare all' offerta economicamente più vantaggiosa. Il concorrente collocatosi al secondo posto della graduatoria di gara impugna l' aggiudicazione, affermando che la commissione giudicatrice avrebbe attribuito ai «servizi aggiuntivi» proposti dal primo graduato nella propria offerta tecnica soltanto punteggi numerici, senza fornirne un' idonea motivazione a supporto. Il Tar di Trento adito in prime cure respinge il ricorso ed il secondo classificato propone appello avanti al Consiglio di Stato che tuttavia, con la pronuncia in rassegna, conferma la decisione adottata dal Giudice amministrativo in primo grado. La decisione All' interno del ricorso elevato dalla seconda classificata era stata censurata, in particolare, la mancata definizione, da parte della lex specialis di gara, di sub-criteri, sub-pesi e sub-punteggi rispetto al punteggio da assegnare ai «servizi aggiuntivi» rispetto a quelli oggetto del capitolato, cosicché ne sarebbe conseguita la violazione dell' articolo 83 del Dlgs n. 163 del 2006. Per il Consiglio di Stato, tuttavia, tale motivo di ricorso deve essere respinto. Ed infatti, l' articolo 83, comma 4, del Dlgs n. 163 del 2006 - applicabile, ratione temporis , alla procedura di gara oggetto di esame - disponeva infatti che «il bando per ciascun criterio di valutazione prescelto prevede, ove necessario, i sub-criteri e i sub-pesi o i sub-punteggi». Secondo la pronuncia in rassegna, dalla predetta previsione normativa consegue che l' articolazione dei criteri di valutazione è opportuna, ma non imposta dalla norma. La scelta di articolare il punteggio per la qualità in sub-pesi e sub-criteri - prosegue il Consiglio di Stato - influisce tuttavia sulla motivazione del giudizio espresso dalla commissione di gara, nel senso che, secondo il costante indirizzo giurisprudenziale, l' idoneità del voto numerico a rappresentare in modo adeguato l' iter logico seguito dalla commissione nella sua espressione è direttamente proporzionale al grado di specificazione dei criteri ad esso sottesi. Da ciò consegue, in definitiva, che tanto è più dettagliata l' articolazione dei criteri e sub-criteri di valutazione, tanto più risulta esaustiva l' espressione del punteggio in forma numerica (e sul punto la pronuncia richiama, in senso conforme, le pronunce rese dal medesimo Consiglio di Stato con le sentenze n. 3911 e n. 1556 del 2016). Al contrario, quando invece il giudizio della commissione non era stato delimitato dal bando di gara nell' ambito di un minimo e di un massimo, sarà indispensabile che il verbale delle attività della commissione giudicatrice contenga una «motivazione discorsiva» del giudizio, al fine di rendere comprensibile l' iter logico seguito in concreto nella valutazione delle offerte, con particolare riferimento ai giudizi espressi in sede di valutazione dell' offerta tecnica dei diversi concorrenti alla gara. Coerentemente a tali assunti, in effetti, nella fattispecie concreta oggetto del ricorso la Commissione giudicatrice aveva espressamente motivato, all' interno dei verbali relativi alle varie sedute riservate, il punteggio assegnato ai servizi aggiuntivi offerti a titolo gratuito, alla luce dei criteri di massima contenuti nel bando di gara e nella documentazione ad esso allegata. Conclusioni Peraltro - conclude il Consiglio di Stato - proprio l' oggettiva impossibilità di individuare, a priori, tutti i possibili servizi aggiuntivi che i concorrenti avrebbero potuto proporre nella propria offerta tecnica aveva indotto la stazione appaltante a prevedere un criterio di valutazione «di tipo aperto», seppure temperato dall' obbligo della commissione giudicatrice di illustrare con una «motivazione discorsiva» il punteggio attribuito per i servizi aggiuntivi proposti da ciascun concorrente. Il «corredo motivazionale» della sentenza appare pertanto condivisibile, fondandosi su giudizi della commissione giudicatrice sufficientemente motivati ed idonei a dare conto della valutazione compiuta, poiché dalla lettura dei verbali emergeva con chiarezza il fondamento di razionalità dei giudizi espressi, in coerenza con quanto disposto sia all' articolo 3 della legge n. 241 del 1990, sia all' articolo 83 del Dlgs n. 163 del 2006.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 20/02/2018 - autore ILENIA FILIPPETTI


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