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Subappalto alla Giustizia europea

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GEN 18

La disciplina italiana sul subappalto sarà giudicata dalla Corte di giustizia europea per decidere se il limite del 30% sia o meno conforme al diritto europeo.

La decisione dei giudici europei arriverà a valle della pronuncia del 5 gennaio 2018, n. 28 del Tar Lombardia che ha chiesto alla Corte di giustizia europea di decidere in merito alla compatibilità con il diritto comunitario (principi e direttiva 24/2014) dell' articolo 105, comma 2 del codice dei contratti pubblici che fissa al 30% il limite del subappalto, obbligando l' impresa a realizzare in proprio il resto delle lavorazioni.
Nella sentenza del Tar era stata affrontata in primo luogo la questione del presunto superamento da parte di un' impresa della soglia del 30% prevista per il subappalto: discuteva in particolare se il valore percentuale dovesse essere riferito all' importo dei lavori posto a base di gara oppure al valore del contratto come risultante dall' aggiudicazione. La sentenza prende atto che la formulazione letterale della norma «non è univoca» perché il generico riferimento all'«importo complessivo del contratto di lavori non consente di prendere posizione in un senso o nell' altro». Però, in chiave sistematica e in ossequio ai principi di certezza del diritto e di parità di trattamento tra i concorrenti, l' espressione «importo complessivo del contratto di lavori non può che riferirsi all' importo a base di gara».
Risolto questo problema, i giudici italiani hanno deciso di rinviare al giudice europeo la questione di compatibilità della norma italiana rispetto all' articolo 71 della direttiva 24/2014 che non prevede detto limite. In precedenza, la Commissione europea, su esposto dell' Ance, si era espressa nel senso di ritenere non conformi le regole italiane sia con riguardo alle norme dell' Unione sia con riferimento alla giurisprudenza della Corte, con ciò quasi anticipando il verdetto che adesso sarà inevitabile (se non quasi annunciato).
La risposta della Commissione di fine marzo scorso aveva infatti evidenziato che le norme italiane non risultavano coerenti con gli obiettivi di creare un mercato libero sia per quel che riguarda il libero commercio di merci e servizi sia soprattutto, in relazione alla necessità di promuovere la partecipazione delle piccole e medie imprese nelle procedure di appalto. Il tema del subappalto, al centro di molte discussioni in sede di approvazione della riforma del codice, non soltanto per il limite del 30% ma anche per l' obbligo di presentare in sede di offerta una terna di subappaltatori.
Una situazione, anche questa, mal digerita da una parte significativa di imprese e non solo di costruzioni. La disciplina del codice appalti era finita nelle mire dell' Ance anche per diversi altri punti che, adesso, si vedrà se saranno presi in considerazione dai giudici europei, laddove la Commissione li dovesse ritenere rinviabili anch' essi alla Corte. Era stato infatti segnalato alla Commissione l' obbligo di Ati verticale per le categorie superspecialistiche, la ribassabilità massima, per le prestazioni affidate in subappalto, del 20% dei prezzi risultanti dall' aggiudicazione e il divieto di ribasso sui costi della manodopera relativi alle prestazioni affidate in subappalto; l' obbligo del pagamento diretto del subappaltatore in caso di micro o piccola impresa, sia in caso di appalto sia di concessioni. Gli occhi sono quindi tutti puntati sulla Corte europea anche perché, nella discussione sui futuri destini del codice dopo le elezioni, il subappalto sarà uno dei punti di maggiore attenzione.

 

A cura di ItaliaOggi del 19/01/2018 pag. 37 - autore ANDREA MASCOLINI


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