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Dibattito pubblico sugli appalti

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GEN 18

Per le opere pubbliche più rilevanti, quali aeroporti, strade extraurbane, tronchi ferroviari, porti commerciali, insediamenti industriali con dietro investimenti per oltre 300 milioni di euro, diverrà obbligatorio il dibattito pubblico, cioè la consultazione dei cittadini interessati dagli interventi.

Il débat public, mutuato dall' esperienza francese, sarà invece facoltativo, e su iniziativa dell' amministrazione, per opere di particolare interesse sociale, ambientale, culturale per le città e per il territorio. Lo scopo è sempre uguale: «Migliorare la qualità della progettazione e l' efficacia delle decisioni pubbliche». E la durata della procedura sarà al massimo di quattro mesi, prorogabile di due. È quanto stabilisce il decreto sul dibattito pubblico (o débat public), attuativo dell' articolo 22, comma 2 del codice dei contratti pubblici che regola la procedura di consultazione pubblica, trasmesso dalla presidenza del consiglio dei ministri alla camera dei deputati per il prescritto parere. Il testo, uno degli assi portanti della riforma dei contratti pubblici del 2016, si occupa di stabilire, in relazione ai nuovi interventi avviati dopo la data di entrata in vigore del decreto, i criteri per l' individuazione delle opere, distinte per tipologia e soglie dimensionali, per le quali è obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico e di delineare le modalità di svolgimento e il termine di conclusione della medesima procedura. Il decreto ha avuto una lunga gestazione ed è stato oggetto di diverse modifiche rispetto alla bozza approvata dal ministero proponente (quello delle infrastrutture e trasporti, guidato da Graziano Delrio) a fine novembre. Il dibattito pubblico sarà quindi obbligatorio per le opere indicate nell' allegato 1 in relazione ad alcuni parametri dimensionali variabili a seconda della tipologia delle opere. Non si farà invece per le opere inerenti la difesa e la sicurezza nazionale, per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauri, adeguamenti tecnologici e completamenti e per le opere già sottoposte a procedure preliminari di consultazione pubblica sulla base del Regolamento (Ue) n. 347 del 17 aprile 2013. Le amministrazioni potranno però indire su propria iniziativa il dibattito pubblico quando rilevino l' opportunità di assicurare una maggiore partecipazione, in relazione alla specificità degli interventi in termini di rilevanza sociale, impatto sull' ambiente, sul patrimonio culturale e il paesaggio, sulle città e sull' assetto del territorio. Il decreto prevede che il dibattito pubblico si apra nella fase di elaborazione del progetto di fattibilità quando le alternative progettuali sono ancora aperte e il proponente può ancora modificare il progetto. In particolare si apre sul «documento delle alternative progettuali» e i risultati del dibattito pubblico concorrono all' elaborazione del progetti di fattibilità. La durata del dibattito è stabilita in quattro mesi (prorogabili come detto di ulteriori due mesi nel caso di comprovata necessità). Il dibattito pubblico è preceduto da una fase dedicata alla progettazione del processo decisionale della durata massima di tre mesi. Esso, organizzato e gestito in relazione alle caratteristiche dell' intervento e alle peculiarità del contesto sociale e territoriale di riferimento, consiste in incontri di informazione, approfondimento, discussione e gestione dei conflitti, in particolare nei territori direttamente interessati dall' opera e nella raccolta di proposte e posizioni da parte di cittadini, associazioni, istituzioni.

 

A cura di Italia Oggi del 11/01/2018 pag. 27 - autore ANDREA MASCOLINI


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